Duplice omicidio davanti al tempio sikh di Covo, arrestato a Birmingham il presunto killer

L’OPERAZIONE. Il 29enne di origine indiana era ricercato dalla notte del 17 aprile. È accusato anche del tentato omicidio di una terza persona. Ora è in attesa della procedura per la consegna all’Italia.

Lettura 3 min.

Birmingham

È stato arrestato a Birmingham, nel Regno Unito, il presunto responsabile del duplice omicidio avvenuto nella notte del 17 aprile 2026 davanti al centro culturale sikh «Gurudwara Mata Sahib Kaur Ji» di Covo.

L’uomo, cittadino indiano nato nel 1997, era destinatario di un mandato di arresto emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo, su richiesta della Procura. È indagato per gli omicidi volontari di Rajinder Singh, 47 anni, e Gurmit Singh, 48 anni, oltre che per il tentato omicidio di Suchet Singh, rimasto coinvolto nella sparatoria.

L’arresto è stato eseguito dalle autorità britanniche al termine delle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Bergamo e della collaborazione avviata attraverso i canali internazionali di polizia.

Leggi anche
Leggi anche

La sparatoria davanti al centro culturale

I fatti risalgono alla notte del 17 aprile. Davanti ai cancelli del centro culturale di via Campo Rampino erano in corso i preparativi per la tradizionale festa del Vaisakhi.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’autore dell’agguato sarebbe arrivato a bordo della propria automobile e, dopo essersi avvicinato alle persone presenti, avrebbe esploso numerosi colpi di pistola a distanza ravvicinata.

Leggi anche

Le tensioni sarebbero maturate in particolare tra la componente vicina alle vittime e un gruppo radicato nel territorio di Antegnate. I dissidi si erano intensificati durante il rinnovo degli organi direttivi dell’associazione, dando origine, secondo gli investigatori, a violente discussioni, minacce e reciproche denunce

La ricostruzione

Rajinder Singh fu raggiunto da sette proiettili, quattro dei quali alla testa. Gurmit Singh venne colpito sei volte, con due proiettili al capo. Gli spari furono indirizzati anche contro Suchet Singh, sopravvissuto all’attacco.
Dopo la sparatoria, l’aggressore si sarebbe allontanato rapidamente, abbandonando successivamente la vettura lungo la strada provinciale 198, nel territorio comunale di Calcio.

Le indagini e le tensioni nella comunità sikh

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo, hanno riguardato l’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza, l’ascolto delle persone presenti e una serie di perquisizioni e accertamenti nei confronti di soggetti appartenenti alla comunità sikh della Bassa Bergamasca.

Il movente

Gli elementi raccolti avrebbero ricondotto il duplice omicidio a forti contrasti interni per il controllo e la gestione del centro culturale di Covo.
Le tensioni sarebbero maturate in particolare tra la componente vicina alle vittime e un gruppo radicato nel territorio di Antegnate. I dissidi si erano intensificati durante il rinnovo degli organi direttivi dell’associazione, dando origine, secondo gli investigatori, a violente discussioni, minacce e reciproche denunce.

Rajinder Singh, già presidente del centro culturale, aveva lasciato l’incarico alcuni mesi prima del delitto, ma avrebbe avuto un ruolo determinante nella designazione del nuovo vertice dell’associazione, scelta osteggiata dalla fazione contrapposta. È in questo contesto che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe maturata l’azione omicidiaria.

Il ricercato avrebbe trovato rifugio inizialmente in Francia e successivamente nel Regno Unito, stabilendosi a Birmingham, città che ospita una delle più numerose comunità dell’Asia meridionale presenti nel Paese

La fuga attraverso Francia e Regno Unito

Subito dopo la sparatoria, il presunto responsabile aveva fatto perdere le proprie tracce. Le successive attività investigative hanno consentito di ricostruirne gli spostamenti e di accertare che l’uomo aveva lasciato l’Italia.
Il ricercato avrebbe trovato rifugio inizialmente in Francia e successivamente nel Regno Unito, stabilendosi a Birmingham, città che ospita una delle più numerose comunità dell’Asia meridionale presenti nel Paese.

Sulla base degli elementi raccolti, il gip di Bergamo aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e, in seguito, un mandato di arresto previsto dal Trade and Cooperation Agreement tra Unione europea e Regno Unito, il cosiddetto «TaCA warrant».

La cooperazione internazionale e l’arresto

La localizzazione del 29enne è stata possibile grazie alla collaborazione tra le autorità giudiziarie italiane e britanniche e al coordinamento tra le rispettive forze di polizia.
Le ricerche sono state condotte anche attraverso i canali Sirene ed Enfast. Il primo assicura lo scambio di informazioni e il raccordo operativo tra le autorità nazionali nelle ricerche internazionali. Enfast, la European Network of Fugitive Active Search Teams, è invece la rete sostenuta da Europol che collega le unità di polizia specializzate nella cattura dei latitanti più pericolosi.
Le informazioni raccolte dai carabinieri di Bergamo e condivise con le autorità britanniche hanno permesso di individuare il ricercato a Birmingham e di eseguire il mandato di arresto.

In attesa della consegna all’Italia

Il 29enne resta ora a disposizione dell’autorità giudiziaria britannica, in attesa della definizione della procedura per la sua consegna all’Italia. Le indagini proseguono per individuare eventuali persone che avrebbero aiutato l’indagato a lasciare il territorio nazionale e a trasferirsi prima in Francia e poi nel Regno Unito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA