Investito a Martinengo: «Il sogno di Rayan: giocare in Marocco nella Nazionale»
IL LUTTO. Il dolore a Martinengo per la morte del 14enne investito martedì sera. I familiari: «Il calcio era la sua passione fin da bambino». «Si sentiva grande e non ha voluto farsi venire a prendere».
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Martinengo
«Il sogno di Rayan era di giocare nella Nazionale del Marocco entro il 2030: si era dato questa scadenza ed era certo che ce l’avrebbe fatta perché il calcio era la sua passione fin da quando era un bambino. Invece ora in Marocco tornerà solo per l’ultimo saluto». Sono due cugine – «ma per noi era come un fratello», precisano – a raccontare, mentre scrollano le tante foto nelle quali sono ritratte sorridenti accanto a lui – «queste ultime sono soltanto di qualche giorno fa» –, a raccontare i sogni e le passioni di Rayan Lawaj, il quattordicenne morto giovedì all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dov’era ricoverato dalla serata di martedì, quand’era stato investito da un’auto mentre rincasava, a piedi, sacca in spalla, dopo l’allenamento nella «Tritium».
«Di solito lo accompagnavano da Trezzo fino alla Francesca a Ghisalba – ricostruiscono – e talvolta chiamava il papà per farsi venire a prendere. Ma martedì sera ha voluto fare da sé e tornare a casa da solo, nonostante piovesse: si sentiva già grande. Era un ottimo amico e un fratello: una bravissima persona». Il punto dell’ex tatale Soncinese in cui è stato travolto da un’Alfa Romeo Giulietta, tra Ghisalba e Martinengo, non è provvisto di illuminazione. Giovedì pomeriggio all’abitazione di viale Piave è stato un continuo viavai di amici e parenti dei genitori di Rayan, devastati per la tragica scomparsa del figlio.
Gli studi da elettricista
Rayan era nato in Italia e lascia due fratelli di 9 e 17 anni: frequentava il primo anno del corso di elettricista al Patronato San Vincenzo di Bergamo, che nei prossimi giorni organizzerà un momento di ricordo. La famiglia aveva abitato a lungo a ComunNuovo e dalla scorsa estate si era trasferita in questa casa alle porte di Martinengo. Ancora non si conosce la data dei funerali: la salma di Rayan verrà comunque portata in Marocco per l’ultimo saluto.
(Foto di Cesni)
E anche all’oratorio San Giovanni XXIII di Comun Nuovo gli amici ricordano Rayan:«Voleva essere il più forte, voleva sfondare e diventare un calciatore di successo», dicono. Il quattordicenne aveva militato in diverse squadre locali e nel suo cuore c’era un grande sogno: emulare il suo idolo Cristiano Ronaldo. Uno sport, quello del pallone, che aveva nel sangue, come spiegano anche i gestori del bar dell’oratorio: «Voleva giocare e basta: gli interessava solo quello. All’apertura dell’oratorio, lui era sempre li, davanti al cancello, nell’attesa che venisse spalancato e poi via, pallone per terra e pronto a calciare. Alla sera era una fatica doverlo fare uscire: fosse stato per lui sarebbe rimasto a giocare anche la notte».
Di ruolo centrocampista, Rayan spesso veniva in oratorio a giocare con gli amici, portandosi la sacca: dentro c’era il cambio per i successivi allenamenti con gli altri ragazzi della «Usd Comun Nuovo», società sportiva in cui ha militato per circa due anni prima di passare alla «Uso Zanica». «Tifava Juventus – spiegano gli amici –: noi ci trovavamo sempre qui a giocare con lui. Voleva fare carriera, giocava per migliorarsi sempre. Per questo ha cambiato molte società sportive: puntava sempre in alto». Da pochi mesi era passato nelle fila della «Tritium Calcio 1908» di Trezzo sull’Adda, società storica dove Rayan voleva fare il salto definitivo: «Trezzo è lontano, lo sapeva bene, ma a lui non importava. Faceva questi sacrifici perché sapeva che li poteva dare il meglio e diventare qualcuno».
«Con profondo dolore abbiamo appreso della scomparsa di Rayan, che nella scorsa stagione ha fatto parte della nostra famiglia rossoblu – scrive in una nota la Uso Zanica –. Ti ricorderemo per il tuo sorriso, la tua presenza in campo e i momenti condivisi con compagni, allenatori e dirigenti. Tutta la società si stringe con affetto alla famiglia e agli amici in questo momento di immenso dolore. Ciao Rayan, resterai per sempre nei nostri cuori». Dello stesso avviso i membri dello staff della «Asd Comun Nuovo», dove l’atleta ha giocato per due stagioni: «Era un bravo ragazzo, gli volevamo molto bene. Aveva tanta grinta ed era davvero un ottimo giocatore; la cosa più bella di lui era la sua ambizione».
«Da sindaco di Comun Nuovo non posso che esprimere la vicinanza verso la famiglia di Rayan – spiega Ivan Rossoni –: sono avvenimenti che lasciano senza parole».
Vittime sempre più giovani
Ryan è il quarto giovanissimo che perde la vita dall’inizio dell’anno per incidenti sulle strade della Bergamasca. Un anno in cui il numero di sinistri con esito mortale nella nostra provincia è in calo (41 in tutto dal 1° gennaio a giovedì 22 ottobre, a fronte dei 62 dello stesso periodo del 2025), anche se l’età media delle vittime si è abbassata proprio perché tra chi è morto c’erano anche quattro minori: Giulio Lovera, che aveva soltanto 9 anni, Tommaso Nava , di 10 anni, e Darek Szczesny , anche lui a 9 anni. Per ricordare tutte le vittime, l’Associazione dei familiari ha definito il programma della «Giornata mondiale Onu in ricordo delle vittime»: domenica 15 novembre sarà celebrata una Santa Messa, alle 10.30, nella parrocchiale di Botta di Sedrina.
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