Morto sul cantiere, mercoledì l’ultimo saluto a Pelucchi

MOZZANICA. Il corpo del 42enne di Mozzanica torna a casa dopo il nulla osta della Procura: ancora aperta l’inchiesta sulle cause della morte. Il suo caso si aggiunge alle 554 vittime sul lavoro registrate nei primi sei mesi del 2026.

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È «tornata a casa» la salma di Daniel Pelucchi, l’operaio di 42 anni morto lo scorso 25 giugno dopo un incidente in un cantiere di Cassina de’ Pecchi, in provincia di Milano. È stata restituita alla famiglia dopo essere rimasta a disposizione degli inquirenti, impegnati a cercare di ricostruire le esatte cause del decesso: dato che l’autopsia non ha permesso di sciogliere i dubbi sulla causa della sua morte – l’ipotesi è che sia stato folgorato, ma i medici, pur avendo ravvisato diversi elementi che farebbero propendere per una scossa letale, non avrebbero escluso a priori altre possibili cause –, il pubblico ministero Emma Vittorio ha disposto, oltre al sequestro dell’intero cantiere, anche la nomina di un anatomopatologo dell’Istituto di Medicina legale di Milano.

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Quella mattina Pelucchi, comproprietario insieme al fratello di una ditta legata al mondo dell’edilizia, stava operando all’interno di un complesso in costruzione quando è stato ritrovato da alcuni colleghi accasciato sul tetto della struttura, dopo che pochi minuti prima era sceso per dissetarsi. Vicino a lui alcune pulsantiere elettriche per movimentare attrezzi meccanici. Disperata la chiamata ai soccorsi: il 42enne è stato portato d’urgenza in ospedale, ma ogni tentativo di salvarlo è stato vano.

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Ora, dopo giorni di attesa, il nulla osta è arrivato ed è stata allestita la camera ardente alla Casa del commiato di via XX Settembre a Treviglio. Amici e conoscenti, in questi giorni, stanno facendo avanti indietro per dare l’ultimo saluto al loro «Dan» e per stringersi alla famiglia. I funerali, invece, saranno celebrati domani - mercoledì 8 luglio - alle 15 nella parrocchiale di Mozzanica, paese dove viveva.

La camera ardente a Treviglio

«È una tragedia – hanno raccontato alcuni amici, visibilmente scossi –, non è possibile morire in questo modo mentre si lavora». Parole che restituiscono lo sgomento di un’intera comunità. Tra i messaggi di cordoglio anche quello di un’amica, che ha ricordato i familiari più stretti di Daniel: «Il nostro pensiero va alla moglie e ai due figli, che dovranno crescere senza un padre». Dello stesso avviso una coppia di amici: «Svegliarsi ogni mattina e non vedere più il loro papà deve essere straziante».

La tragica scomparsa di Daniel Pelucchi si aggiunge al lungo elenco di morti che da gennaio – sono 554 le vittime sul lavoro registrate nei primi sei mesi del 2026 – hanno riportato al centro del dibattito pubblico la sicurezza sul lavoro, mentre le comunità di Spirano, dove era nato e cresciuto, e quella di Mozzanica si preparano all’ultimo saluto.

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