Si butta nell’Adda e non riemerge, recuperato da passante: è gravissimo
L’INCIDENTE. Il ragazzo era al fiume insieme a quattro amici quando ha deciso di entrare calandosi dalla sponda. Subito è rimasto incastrato tra i sassi. Un passante: «Aveva fuori solo una gamba, l’ho afferrato e portato a riva».
Lettura 2 min.
canonica
Si trova in gravissime condizioni il giovane di 16 anni di origini africane e residente nella Gera d’Adda che venerdì, a Canonica, è stato recuperato dal fiume Adda, ai piedi del ponte al confine con Vaprio, dopo essere rimasto sott’acqua per circa 10 minuti.
Ad estrarlo dal fiume è stato un ragazzo maggiorenne che, sentite le urla dei compagni del giovane in difficoltà, si è tuffato nel fiume e l’ha afferrato per una gamba portandolo poi a riva. Ora si spera che il suo coraggioso gesto non rimanga vano e che il 16enne riesca a riprendersi. Con quanto accaduto venerdì si allunga ancora la lista di eventi tragici lungo i fiumi e torrenti che attraversano la Bergamasca: nonostante l’estate sia appena iniziata si contano già 6 vittime.
Proprio a fronte di ciò circa due settimane fa il sindaco di Canonica Paolo Arcari ha rinnovato il divieto assoluto di balneazione per tutti i corsi d’acqua che attraversano il paese che sono i fiumi Brembo e Adda oltre alla roggia Vailata.
La dinamica dell’annegamento
Venerdì il 16enne si trovava con quattro amici, tutti quanti minorenni, su quello che i canonichesi conoscono come il «Pradel», lingua di terra ai piedi del ponte fra Canonica e Vaprio che viene solitamente utilizzato da molte persone per prendere il sole. Intorno alle 17.30, a causa della forte calura, sembra che il ragazzo abbia deciso di immergersi calandosi in acqua dalla sponda. A questo punto non è ben chiaro cosa sia successo. Fatto sta che il minorenne, che a quanto risulta non sapeva nuotare, è entrato subito in difficoltà sebbene si fosse allontanato poco dalla riva.
Sembrerebbe che poi, preso dal panico, si sia più volte girato su se stesso finendo per rimanere incastrato in alcuni sassi e non riuscendo così più a riemergere. Atterriti per quanto stavano vedendo, i suoi compagni hanno cominciato a urlare chiedendo aiuto.
Un passante lo ha tirato fuori dall’acqua
A udire le loro urla è stato un giovane maggiorenne italiano che, proprio in quel momento, stava camminando lungo la passerella di rocce che separa l’Adda dalla roggia Vailata e che passa sotto il ponte fra Vaprio e Canonica: «Quando ho sentito i ragazzi – ha poi raccontato – sono subito corso verso di loro ed è allora che ho visto il loro compagno sott’acqua con fuori solo una gamba. Probabilmente se non l’avessi vista non mi sarei fidato ad entrare nel fiume. Trovandomela, però, di fronte agli occhi, non ho potuto evitare di andare in suo aiuto. Così sono entrato nel fiume, l’ho afferrato per quella gamba e l’ho portato sulla riva».
Anche altre persone dal ponte hanno assistito alla scena e sono state così diverse le chiamate di emergenza al 112. Sul posto sono intervenuti un’ambulanza, l’elisoccorso che è atterrato lungo la sponda del fiume e i vigili del fuoco volontari di Treviglio.
Il 16enne, che a quanto risulta è rimasto sott’acqua circa dieci minuti prima si essere recuperato dal fiume, è stato a lungo sottoposto a manovre di rianimazione per poi essere caricato sull’elisoccorso ed essere trasportato in codice rosso all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Al momento sta lottando fra la vita e la morte. Disperati i suoi amici, tutti quanti della zona. Si sono poi seduti uno vicino all’altro accanto all’ingresso del «Pradel», in attesa che i famigliari venissero a prenderli.
L’appello accorato e il divieto di balneazione
Prima di andarsene, il giovane che ha estratto il loro amico dal fiume così si è rivolto loro: «Mi raccomando ragazzi, avete visto quanto il fiume può essere pericoloso: non entrateci mai più». Raggiunto dalla notizia di quanto accaduto, il sindaco di Canonica ha espresso un profondo dispiacere: «Quanto successo – ha sostenuto Arcari – dimostra che i sindaci hanno tristemente ragione quando emettono le ordinanze. Purtroppo poi la gente di qualsiasi età non le rispetta e si va incontro così a tragiche conseguenze».
Nei giorni scorsi anche i sindaci di Cassano e Vaprio, sulla sponda milanese dell’Adda, e quello di Fara hanno rinnovato le proprie ordinanze rimarcando il divieto di balneazione nel fiume. «E, a fronte di ciò – continua Arcari – c’è stato qualche cittadino che ci ha addirittura accusato di essere troppo inclini a mettere divieti. Purtroppo quanto sta continuando ad accadere sta invece dimostrando che è vero il contrario. Quanti episodi tragici dovranno ancora verificarsi per far capire alla gente che il fiume non è una piscina?».
© RIPRODUZIONE RISERVATA