«Spaccio nel Parco del Serio, business
da 20mila euro al giorno»

L’INCHIESTA. Il racconto di un ex frequentatore: «Gira tantissima eroina». Le dosi e le armi sottoterra, il «palo», i 4 pusher e il capo detto «Lungo».

«Se vuoi la droga devi presentarti alla “sosta” dopo le 18». La «sosta» è una piazzola di sosta, per l’appunto, laterale alla «variantina» all’ex statale 591, la superstrada che collega la tangenziale sud di Bergamo con Oriocenter e l’aeroporto: la piazzola è immersa nei campi e non distante da un distributore di carburante.

I pusher del Parco del Serio si spingono fino a qui, previo accordo con i clienti e rigorosamente in bicicletta. «Così, se vedono arrivare i carabinieri, sgattaiolano via tra le viuzze sterrate, e chi li becca più...».

E invece giusto lunedì scorso i carabinieri, dopo giorni di appostamenti, si sono presentati con gli stessi mezzi, le biciclette appunto, e hanno arrestato uno dei pusher di questa varia area del Parco del Serio diventata – negli ultimi tempi – un punto di riferimento per lo spaccio della Bergamasca. E non solo. Lo sa bene chi ci racconta come vanno le cose da queste parti perché le ha frequentate in passato. E ora ha cambiato, per fortuna, vita.

la testimonianza di un ex frequentatore

«I clienti arrivano anche da fuori provincia, con i macchinoni. Arrivano alla sosta, abbassano il finestrino e il cavallino, ovvero lo spacciatore al dettaglio, spunta da dietro i cespugli, consegna la dose o le dosi, prende i soldi e se ne va. Roba da una manciata di secondi in tutto». Una sorta di pit-stop dello spaccio, insomma, in un luogo dove transitano ogni giorno migliaia di automobilisti: un posto talmente in vista da far passare inosservato questo rapido spaccio. «L’accordo per la dose o le dosi non avviene con il cavallino, bensì con il capo, che coordina l’attività di un “palo” e di tre pusher che si muovono in tutta l’area del Parco del Serio», spiega. Uno di questi è il trentenne marocchino arrestato lunedì durante il blitz dei carabinieri con le biciclette.

Il capo è invece un suo connazionale, clandestino e senza fissa dimora: lo chiamano «il Lungo» perché la «sua» zona è il lungo Serio. Lì dentro è solo lui a coordinare lo spaccio e a gestire quantitativi di droga parecchio consistenti: tutt’altro che un piccolo giro di spaccio casuale con i passanti e frequentatori dell’area verde a ovest del fiume. I visitatori – ciclisti, ma anche anziani e famiglie, oppure appassionati della natura in sella ai loro cavalli o alle bici – subiscono semmai le conseguenze di questo viavai di persone sospette: i pusher, tutti marocchini, che spesso tentano di approcciare nuovi clienti casuali, ma che soprattutto seguono precise indicazioni fornite appunto dal loro capo, che gli dice chi incontrare, a che ora, se alla «sosta», oppure vicino alla cava delle Capannelle, nel territorio di Zanica. Oppure più a sud, verso la Basella. E il giro di denaro è consistente.

Uno smercio imponente

Basti pensare che il marocchino arrestato lunedì dai carabinieri aveva addosso 2.406 euro e che era un «semplice» spacciatore. «Il giorno in cui va male si arriva a seimila euro, ma ci sono giornate in cui l’incasso, diciamo così, sfiora cifre come quindici, sedici, fino a ventimila euro e anche oltre. Durante la pandemia si arrivava tranquillamente a trentamila euro al giorno». Soldi che servono in parte – circa il 60% – per ripagare i fornitori della droga, che la portano direttamente in zona in panetti da un chilo l’uno, ceduti come se fossero in «conto vendita», a riprova della fiducia tra chi li fornisce e il «Lungo» che ne gestisce lo spaccio, evidentemente sicuro di riuscire poi a ripagare i fornitori e a tenersi la propria, consistente fetta di denaro.

I panetti divisi e sotterrati nel parco

I panetti vengono poi suddivisi e sotterrati in diversi punti del parco, solitamente assieme a delle armi. Alla bisogna la droga viene poi tagliata – solitamente con la mannite – e pesata sul posto, nei pressi di alcuni arbusti, con le dosi che vengono poi suddivise in base alla «qualità»: quelle più pure, e più care, e quelle con la sostanza tagliata, meno care. Ma di che droga stiamo parlando? E qui c’è – fino a un certo punto – la sorpresa. Tra le sostanze maggiormente spacciate nel parco del Serio tra Grassobbio, Zanica e la Basella di Urgnano non c’è l’hashish, il cosiddetto «fumo». No: al primo posto c’è l’eroina, seguita dalla cocaina. Droghe pesanti e pericolose, dunque. E, infatti, sempre il marocchino arrestato dai carabinieri aveva per l’appunto addosso dosi di eroina e cocaina e pure una pistola con tanto di munizioni.

«L’eroina, detta in gergo “caffè”, ha poi il difetto di costare di meno: 20 euro al grammo, il cosiddetto “ventino”, a fronte dei 60 per la cocaina, che lì viene chiamata “latte” – spiega il testimone –. Ormai è un giro consolidato, che va avanti da almeno sei anni. I clienti sono centinaia al giorno e i contatti avvengono con i vecchi telefonini Nokia, quelli senza la connessione dati e che, al massimo, sfruttano gli sms».

Ma questo ingente quantitativo di denaro dove va poi a finire? «Viene in buona parte inviato in Marocco, tramite i bazar, attività commerciali in combutta con il capo. È tutto organizzato: in Marocco, in analoghi punti vendita, c’è chi riceve il denaro e spesso non serve neppure il trasferimento fisico dei soldi. Che vengono investiti per comprare case e auto di lusso e intere piantagioni di arance». A capo di tutto, il «Lungo» tiene un profilo defilato: «Si fa ospitare da alcuni clienti in Valle Seriana e spesso c’è chi gli fa da taxi e ha pure delle segretarie che, in cambio di dosi, gli danno una mano». E lo spaccio va avanti tutti i giorni, compresi i festivi, dalle dieci della mattina fino quasi a mezzanotte.

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