I giorni perfetti di Wim Wenders, nel Komorebi il segreto per meravigliarsi ogni giorno
L’INTERVISTA. Al cinema Conca Verde c’è Cinefilosofia. Ultimo appuntamento il 12 maggio alle 20.30 con Vermiglio della regista Maura Delpero. Dopo aver visto la proiezione di «Perfect Days» di Wim Wenders, invece, abbiamo intervistato la docente di filosofia del presente, Florinda Cambria.
Bergamo
Dopo Perfect Days resta addosso una sensazione difficile da nominare: come un riflesso, un passaggio di luce intravisto per un istante tra le ombre. I giapponesi lo chiamano komorebi: il balenare della luce tra le fronde degli alberi. È da qui che Florinda Cambria , docente di filosofia del presente all’Università dell’Insubria, parte per riflettere sul film di Wim Wenders insieme al pubblico del Cinema Conca Verde di Bergamo per la rassegna Cinefilosofia.
Dietro la vita minima e metodica di Hirayama — i bagni pubblici da pulire, le cassette ascoltate nel furgone, i libri, le fotografie scattate agli alberi — Cambria legge infatti una vera e propria postura filosofica. Non una fuga dal mondo, ma la scelta ostinata di abitare ciò che è fragile, transitorio, marginale. Di prendersi cura del microscopico per lasciare emergere, tra le fenditure dell’abitudine, qualcosa di inatteso.
Così i bagni di Tokyo diventano templi della ritualità quotidiana, mentre il ritmo ripetitivo dei gesti si trasforma nella condizione stessa perché accada il nuovo. Anche la luce, nel film, esiste solo insieme all’ombra: come nei sogni in bianco e nero del protagonista, negativi viventi delle fotografie che cerca invano di trattenere.
Nell’intervista, la filosofa intreccia cinema, mistica e politica, mostrando come Perfect Days custodisca una domanda silenziosa ma radicale: in un tempo ossessionato dalla prestazione, siamo ancora capaci di attenzione, disciplina e cura?
Ultimo appuntamento il 12 maggio alle 20.30 con Vermiglio della regista Maura Delpero.
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