È corsa alla legna ma da noi scarseggia e mancano boscaioli

Crisi energetica. Cinquanta le imprese, poco personale. Dolci di Costa Serina: richieste in aumento, ma più di così non riusciamo a produrre. «Abilità che è andata persa».

Corsa alle stufe a legna e al pellet. È quanto sta succedendo in queste settimane nella nostra provincia a causa della crisi energetica. Ma la legna che arriva dai Paesi dell’Est inizia a scarseggiare e le nostre imprese boschive non sono in grado di rispondere alle richieste. Le vere imprese che ancora tagliano e raccolgono legna nella nostra provincia non sono tantissime: il lavoro comporta sacrifici, non è sicuramente attrattivo per i giovani. Manca, quindi, anche il personale. Difficile, così, rispondere a un’eventuale richiesta supplettiva di materiale, almeno per quanto riguarda le risorse orobiche.

A illustrare la situazione è il direttore del Consorzio forestale dell’alta Valle Brembana, Stefano Enfissi: «Tutti sono preoccupati per l’aumento dei costi delle materie prime energetiche - dice - e anche la legna, seppure ancora di poco, è aumentata di prezzo. Ma la realtà della nostra provincia è che difficilmente si riuscirà ad aumentare l’offerta di fronte a un incremento della richiesta. Le imprese già producono quasi al massimo, penso che ci possa essere un margine del 10%». In particolare sarà difficile rispondere a un’emergenza in tempi brevi.

«La legna che si sta vendendo ora - continua Enfissi - è quella tagliata lo scorso anno. Se anche oggi si iniziasse a tagliare di più, l a legna da ardere sarebbe pronta al massimo per marzo, non prima». C’è poi un altro aspetto da considerare, la difficoltà a trovare manodopera. «Quello del boscaiolo - continua Enfissi - pur con tutta la tecnologia che oggi abbiamo, resta un lavoro di sacrifici che non attira di sicuro i giovani. Tutto questo implica che, in caso di forte emergenza, di sicuro non abbiamo la capacità di rispondere subito».

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Orobie terra un tempo di boscaioli, tantissimi quelli emigrati in Francia e Svizzera. «Un patrimonio di abilità straordinarie - dice il direttore del Centro studi Valle Imagna Antonio Carminati - tanto che le tecniche forestali dei boscaioli bergamaschi divennero un esempio da imitare. Poi, nel secondo Dopoguerra, come è successo per l’agricoltura di montagna, si è verificata una frattura, l’abbandono. Le nuove generazioni on hanno proseguito il mestiere. Oggi, invece, ci rendiamo conto di quanto quelle abilità sarebbero importanti, ma ormai è difficile recuperarle».

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Le imprese boschive in Lombardia (c’è un albo apposito) sono poco più di 500, una cinquantina quelle bergamasche, ma molte di queste, di fatto, sono unipersonali, realtà molto piccole. Roberto Dolci è il titolare dell’omonima azienda boschiva nata più di mezzo secolo fa a Costa Serina. Tre generazioni di boscaioli, dal nonno ai nipoti. Un lavoro difficile, sempre meno ricercato. «La richiesta di legna è aumentata - dice Dolci - ma si fa fatica a trovarla. Con la crisi energetica è venuta meno una buona parte del mercato dai Paesi dell’Est. Anche loro temono la carenza di gas e così si tengono la legna, generalmente faggio, che esportavano da noi».

«C’è stato un aumento di richiesta di circa il 30% - continua Dolci - ma è difficile soddisfarla. Noi continuiamo a tagliare ma quello che produciamo oggi sarà buono il prossimo anno, quindi non c’è ulteriore disponibilità immediata di legna. I nostro boschi sono di faggio, abete, frassino, carpino, tagliamo anche tanto bostricato (alberi attaccati dal bostrico, ndr) e ancora alberi abbattuti dalla tempesta Vaia, ma di più non si riesce a fare. Il taglio disponibile è quello. Lavoriamo con tre-quattro persone e altro personale è difficile trovarlo».

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«L’attività boschiva nei nostri territori - aggiunge il sindaco di Averara Mauro Egman - non è facile: terreni in pendenza, strade non sempre facili, rendono il tutto molto oneroso. Dall’altra parte c’è la concorrenza di Stati in cui anziché salire nel bosco con il trattore, come da noi, si usa il rimorchio. I costi sono decisamente più bassi». Poca legna e poco pellet, e quella che si trova inizia a costare di più. Così anche le stufe a legno: sui nuovi ordini i grossisti evidenziano che i generatori a biomassa iniziano a scarseggiare, con mesi di attesa. Mentre i prezzi di legna e pellet si alzano: quest’ultimo è passato dai circa 5 euro al sacco di qualche mese fa, agli attuali 10-15, con frequenti fluttuazioni al rialzo.

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