Il «Cavellas» è in crisi: appello per salvare
il museo della Val Cavallina

LA SITUAZIONE. L’allarme lanciano nel corso dell’assemblea dei soci. La presidentessa Zambetti: «Siamo arrivati a un punto critico. Servono fondi per poter proseguire».

casazza

Per lo più conosciuto col nome di «Cavellas», il toponimo dell’insediamento di età romana i cui resti sono custoditi nell’area archeologica di Casazza, il Museo storico-ambientale della Val Cavallina si trova a un bivio. Durante l’ultima assemblea ordinaria dei soci allo «Spazio Polis», la presidentessa del museo, Carmen Zambetti, ha spiegato senza troppi giri di parole che l’istituzione è in crisi economica, e servono risposte: o le comunità locali, con gli enti pubblici in primis, riconoscono che il museo con sede a Palazzo Bettoni a Casazza è una risorsa per l’intero territorio della valle, e quindi decidono di investire per sostenerne il lavoro culturale, didattico e divulgativo, oppure si arriverà inevitabilmente al suo ridimensionamento a semplice realtà comunale, se non addirittura alla chiusura.

Il Museo rischia di chiudere

«Siamo a un punto critico – ha detto Zambetti –. Nonostante il consiglio di amministrazione, il comitato scientifico e i volontari continuino a portare avanti una programmazione di rispetto, la situazione economica diventa ogni anno più insostenibile. Per poter lavorare su progetti ricorriamo a bandi e finanziamenti che richiedono sempre una quota di compartecipazione, il cui impegno ha progressivamente eroso il fondo del nostro bilancio. In più, un istituto culturale dovrebbe aggiornarsi periodicamente nei linguaggi e nella struttura. Ma questo capitolo, al momento, è necessariamente in stand by». Costituite dai finanziamenti del solo Comune di Casazza, dai biglietti d’ingresso, da sporadiche donazioni e dall’introito delle collaborazioni con le scuole, le entrate del 2025 non sono bastate a scongiurare un disequilibrio di 8.037 euro.

I proventi, pari a circa 28mila euro, si sono scontrati contro i 35mila euro di costi generali, a cui si sono aggiunte altre piccole voci in uscita. Per colmare la lacuna il museo ha fatto nuovamente ricorso al proprio fondo patrimoniale, che se nel 2023 toccava i 31.536 euro adesso ammonta a 19.074 euro.

La mancanza di fondi

Come ha ricordato il vicepresidente Angelo Zamblera, l’erosione della liquidità a disposizione ha ormai assunto un carattere strutturale: quella del 2025 è solo l’ultima rilevazione di un trend negativo che nel 2023 aveva fatto segnare una perdita di 3.142 euro, e nel 2024 di 4.424. «Per complessità e missione, il Museo della Val Cavallina non può essere comparato, come è accaduto, alle realtà associative territoriali, e richiede un impegno economico e progettuale assai superiore – sottolinea ancora Zambetti –. Cavellas ha un mandato di ricerca e di tutela del patrimonio storico ambientale sull’intera Val Cavallina, che include anche la gestione dell’area archeologica di Casazza. Con oltre vent’anni di attività alle spalle, è inoltre l’unico punto di riferimento nell’area estesa dei laghi bergamaschi per la documentazione, la ricerca e la consulenza scientifica sull’ambiente e la storia locale».

L’appello del Museo

Da qui la richiesta di fare chiarezza. Destinatari dell’appello sono soprattutto i due enti pubblici di zona che disporrebbero delle risorse economiche per alimentare le attività di Cavellas: il Consorzio del servizi della Val Cavallina e la Comunità montana dei laghi bergamaschi, la quale, peraltro, insieme al Comune di Casazza, all’Asilo «Bettoni» e al circolo «Opinione e Promozione», è anche uno dei suoi enti fondatori.

Nei prossimi mesi, quindi, il museo proverà ad avviare un confronto nel merito con entrambe le realtà e parallelamente cercherà di allacciare nuove collaborazioni con aziende del posto, associazioni, musei e comunità locali.

Nel frattempo, però, le attività non si fermeranno. Nel 2026 la programmazione generale dovrebbe rimanere più o meno invariata, con una sola eccezione. Le operazioni di scavo a Cavellas lasceranno spazio a una serie di rilevazioni sul campo guidate dalla conservatrice dell’area archeologica Federica Matteoni, accompagnate da un lavoro di interpretazione dei reperti. Il direttore del Museo Raffaele Cambianica ha spiegato che l’obiettivo dell’iniziativa è arrivare alla pubblicazione, forse già nel 2017, di «un libro sulle campagne di scavo e su quello che finora abbiamo capito dell’antico insediamento di Cavellas».

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