Bimba morta di stenti, la perizia: «Pifferi capace di intendere e volere»

LEFFE. Depositati gli esiti dell’esame dello psichiatra, saranno presentati in udienza il 4 marzo. La donna: «Mi sento una cattiva mamma e provo molto dolore e rabbia verso me stessa».

«Penso che sia una cosa che non mi abbandonerà mai, ci penso spesso. Sì, mi sento una cattiva mamma e provo molto dolore e molta rabbia verso me stessa». È una donna attanagliata dal rimorso Alessia Pifferi, la trentottenne milanese sotto processo per aver abbandonato per una settimana e aver lasciato morire di stenti la figlia Diana, che era nata a Leffe 18 mesi prima nella casa del compagno dell’epoca, mentre parla con il perito incaricato dalla Corte d’Assise di Milano per valutarne la sua capacità di intendere in quel drammatico luglio di due anni fa.

Quelle parole sono contenute nella perizia psichiatrica, firmata dal medico specializzato in psichiatria forense Elvezio Pirfo, che sarà presentata in aula nell’udienza del 4 marzo. L’esito della perizia non sembra lasciare adito a dubbi: Alessia Pifferi era pienamente capace di intendere e volere.

Leggi anche
Leggi anche

Tornando al luglio 2022, la donna, imputata per omicidio aggravato, ha raccontato: «La mia mente si è spenta, si è proprio distaccata dal ruolo di mamma». Un abbandono per cercare, per dirla con le parole dello psichiatra, «un compagno che mi facesse da marito, da papà per Diana e da papà anche per me».

Un abbandono per raggiungere l’uomo che frequentava in quel periodo, un elettricista di Leffe, molto più grande di lei, e che «sapeva “accendere” la mia testa da donna». È proprio questo uno dei passaggi più salienti delle conclusioni a cui è pervenuto il perito: al momento dei fatti, Alessia Pifferi, tuttora reclusa a San Vittore, avrebbe anteposto i suoi desideri di donna rispetto ai doveri di accudimento materno verso la povera Diana.

A seguire le argomentazioni del perito, «la gravidanza - probabilmente occasionale e non desiderata - e la maternità, sono descritte non solo con la mancanza dell’affettività che ci si attende, in genere, da una madre, ma soprattutto con l’assenza dell’identificazione con la figlia, con i passaggi della crescita, con l’accudimento della bambina non solo come compito oggettivamente complesso e faticoso, ma anche come realizzazione del desiderio materno di avere cura dei propri figli».

«Non sono un’assassina e non ho mai voluto fare del male a mia figlia. Sono sempre stata sincera. Voglio che esca la verità», ha ribadito Alessia Pifferi incontrando ieri a San Vittore l’avvocata Alessia Pontenani, a sua volta indagata, assieme a due psicologhe del carcere, per falso per una relazione psicologica che certifica un importante deficit mentale della donna. «Con questa perizia è ergastolo sicuro. Ma confido nella Corte d’Assise. Ritengo che il clima sia ormai viziato dal fatto che il pm ha indagato me e le psicologhe, per una presunta manipolazione di Alessia, cosa che ha intimorito tutti», ha commentato la legale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA