Rapina in agriturismo ad Alzano, caccia al Suv: è sulla scena di altri dieci raid

LE INDAGINI. I carabinieri hanno incrociato e inseguito l’auto dei banditi, che però sono riusciti a dileguarsi.

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Un Suv di colore scuro, probabilmente un Alfa Stelvio. È il mezzo su cui sono fuggiti i rapinatori entrati in azione nella notte tra domenica e lunedì all’agriturismo Cà Fenile ad Alzano, lasciandosi dietro un uomo con le costole rotte e una famiglia terrorizzata. L’auto è la stessa che compare sulla scena di una decina di altri raid, tra furti compiuti e tentati e un paio di rapine, tutti avvenuti nelle ultime settimane nella Bergamasca e nelle province di Brescia e Cremona. A questo dettaglio stanno lavorando il pm Antonio Mele e i carabineri della Compagnia di Bergamo.

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Il Suv incrociato dai carabinieri

Tra l’altro il Suv dei malviventi è stato incrociato da una pattuglia di militari dell’Arma, quella notte, mentre si allontanava dopo il colpo che ha fruttato 50mila euro tra denaro contante e orologi Rolex. L’Alfa Stelvio viaggiava a velocità sostenuta e questo ha insospettito i carabinieri, che erano impegnati in un normale controllo del territorio.

L’allarme non era ancora stato diramato e i due militari non potevano intuire quanto fosse appena successo. Ma hanno comunque invertito il senso di marcia e si sono messi all’inseguimento dell’auto. I rapinatori sono però riusciti a dileguarsi.

Da una serie di successivi accertamenti è emerso che la vettura era stata utilizzata anche per precedenti razzie. Mai così violente come quella portata a termine all’agriturismo Cà Fenile di via Brumano, immerso nel verde sulla collina alle spalle di Alzano. Tre banditi, poco dopo le 3 di notte, erano riusciti a entrare nella struttura approfittando di una finestra lasciata aperta.

La dinamica

Sul divano del salotto avevano trovato, addormentato, il titolare, Massimo Rizzi, 47 anni, figlio di Fulvio della Elettrica Rizzi di Gorle. Lo avevano svegliato, cominciando a picchiarlo e a minacciarlo con un coltello. Volevano sapere dove era la cassaforte, che in realtà in casa del 47enne non c’è mai stata. La moglie Daniela Zambonelli e la figlia tredicenne che dormivano in camera da letto si erano svegliate ed erano accorse, ma erano state bloccate e minacciate pure loro. A un certo punto, mentre i banditi continuavano a rifilare calci e pugni al padre a terra, l’adolescente aveva abbracciato uno di loro, implorando: «Ti voglio bene, ti perdono se smetti di picchiare il mio papà». Ma nulla, quello aveva continuato a colpire Rizzi fino che quest’ultimo non aveva consegnato tutti i soldi e i due orologi Rolex che erano nell’abitazione. Nella camera accanto dormivano le altre figlie, di tre e sei anni, che fortunatamente avevano continuato nel loro sonno. Anche i turisti stranieri che occupavano le stanze dell’agriturismo non si erano resi conto di nulla.

«Avevano accento dell’Est»

L’imprenditore ha spiegato che i tre erano travisati da passamontagna ed erano bardati a tal punto da non lasciare visibile un centimetro di pelle. Daniela Zambonelli ha invece raccontato agli investigatori che uno dei malviventi lasciava intravedere una carnagione olivastra, simile a quella dei nordafricani. I tre erano muniti di radioline ricetrasmittenti con cui comunicavano tra di loro. «Avevano accento dell’Est Europa», ha raccontato il 47enne. Sull’Alfa Stelvio, ferma nei pressi dell’agriturismo, c’era probabilmente un quarto complice ad attenderli.

Allo stato gli autori della violenta rapina non sono stati identificati. Ora gli investigatori stanno lavorando sull’auto, la stessa che compare in altri colpi. Insieme ai colleghi bresciani e cremonesi, i carabinieri della Compagnia di Bergamo stanno cercando di capire se ci sono altri elementi in comune. Poi, bisognerà anche verificare se gli occupanti dell’Alfa erano i medesimi per tutti i raid.

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