Animazione 3D, lavoro e volontariato
IL FESTIVAL. Torna Bergamo animation days. La storia di Iolanda, che ha trasformato la sua passione in un’esperienza di volontariato.
Lettura 1 min.Ci sono eventi che proseguono, anche oltre la loro conclusione, perché dall’esperienza vissuta si costruisce un percorso di relazioni, competenze e scelte consapevoli. È il caso di Iolanda Filipponi, 28enne romana, animatrice 3D di professione, che ha deciso di trasformare la sua passione per l’animazione in un’esperienza di volontariato a Bergamo animation days (Bad), il festival che torna - sempre promosso dall’associazione no profit Keyframe - dal 14 al 16 maggio.
La prima volta e il ritorno
Filipponi scopre la manifestazione durante un periodo di lavoro a Milano: «Nel 2024 ho partecipato come spettatrice. E mi è piaciuta tantissimo». Così tanto che, benché tornata a Roma, decide di candidarsi come volontaria per l’edizione successiva. Nel 2025 partecipa quindi per la prima volta «dall’interno», come coordinatrice dei volontari. Un impegno che richiede organizzazione, attenzione e capacità relazionali, dalla gestione dei turni all’accoglienza degli ospiti: «Il contatto con le persone è la parte, a mio avviso, più interessante e piacevole. Coordinare significa interfacciarsi con tutti, creare connessioni, far funzionare una squadra».
«Chiunque può avvicinarsi»
Un’esperienza così positiva da convincerla a tornare anche quest’anno nello stesso ruolo, con ancora più consapevolezza e competenze. Ma non solo: proprio grazie alle relazioni nate a Bad, Filipponi ha avuto l’opportunità di partecipare come volontaria ad Animation Dingle Festival, in Irlanda: «È stata una sfida più complessa, ma ho imparato tantissimo. Cercherò di portare quanto appreso a Bergamo», rivela. Il suo è un esempio concreto di come il volontariato culturale possa (anche) aprire porte e creare ponti. In un settore come quello dell’animazione – «attraversato da trasformazioni e incertezze ma sempre abitato da persone positive» – «scegliere di restituire qualcosa, diventa un’occasione per contribuire, anche se si è ancora all’inizio della propria carriera». Per lei è stato un modo per «dare alla collettività», ma anche per imparare: «Mi ha permesso di entrare in contatto con realtà che non avrei conosciuto così da vicino, di sviluppare competenze trasversali, di capire meglio come funzionano certi ambienti». Bad dà la possibiltà di conoscere il mondo dell’animazione anche a chi non è addetto ai lavori. «In questo senso, rappresenta un contesto unico». La sua natura gratuita e aperta lo rende accessibile a tutti: «Non è scontato. Molti festival, comprensibilmente, hanno costi di partecipazione elevati, soprattutto per i giovani in formazione. Qui chiunque può avvicinarsi, anche solo per curiosità». Un aspetto importante, soprattutto in Italia, dove l’animazione è ancora spesso percepita come prodotto per bambini: «Ma è molto più diffusa e trasversale di quanto si pensi. Dalla pubblicità al cinema, fino agli effetti visivi: è ovunque, anche quando non ce ne accorgiamo».
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