Il commercio equo e solidale, vetrina per farsi conoscere

LA GIORNATA MONDIALE. Le botteghe in calo anche nella Bergamasca. Nessi: «L’Italia unico Paese Ue senza una legge di promozione e tutela».

Ogni anno, il secondo sabato di maggio, si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del commercio equo e solidale, istituita per sensibilizzare i cittadini su questa forma di consumo più sostenibile e responsabile. Una forma vera e propria di commercio, che si propone come alternativa a quella più tradizionale e che mette al centro la tutela del produttore, il giusto prezzo del prodotto e la salvaguardia dell’ambiente affinché anche le future generazioni possano goderne a pieno. Pur essendo una realtà ormai diffusa su tutto il territorio italiano, i cittadini che non conoscono questa forma di commercio sono ancora molti e dal punto di vista legislativo non esistono forme di tutela e promozione.

Con energia e passione

«La nostra nazione resta l’unico Stato membro dell’Unione europea a non avere una legge in materia di promozione e tutela del commercio equo e solidale, così come raccomandato dalla Commissione ormai trent’anni fa». A spiegare la situazione è Giuliana Nessi, una degli storici fondatori del movimento equo e solidale bergamasco che oggi è presidente dell’associazione «I colori del mondo».

Nonostante i suoi 86 anni, continua con energia e passione a portare avanti questa causa. «Da ormai quasi quindici anni c’è una proposta di legge in Parlamento che aspetta di essere approvata, che chiede di rendere più visibile il commercio equo e solidale e allo stesso tempo che ci possano essere incentivi, per esempio sull’iva. Oggi le nostre botteghe dal punto di vista fiscale vengono trattate come se fossero imprese di business, quando sono a tutti gli effetti iniziative che favoriscono uno sviluppo sociale».

Un’economia alternativa

Nessi racconta come gli italiani non siano ancora consapevoli dei meccanismi che stanno dietro questa forma di economia alternativa, mentre gli stranieri che entrano nella bottega del commercio equo e solidale di Città Alta gestita dalla sua associazione lo fanno con molta più consapevolezza perché nei loro Stati ci sono leggi che promuovono il consumo critico.

La mancanza di tutele per il commercio equo solidale ha portato ad un calo della presenza anche sul territorio bergamasco: «Nella sola città di Bergamo c’erano cinque botteghe, oggi ne rimangono solo due, la nostra e quella di Amandla. In provincia ce ne sono otto, mentre in passato erano molte di più. Le difficoltà che hanno portato alla chiusura non sono dettate solo dal Covid, ma dalla fatica di lavorare controcorrente». La prima realtà equo e solidale nata in Bergamasca è stata Amandla, seguita dalla Cooperativa Il Seme nel 1990 di cui Nessi ha fatto parte fino alla chiusura nel 2020. «I colori del mondo è nata nel 2004 proprio dall’esperienza del Seme e oggi resiste grazie alla forza del volontariato e alla collocazione in Città Alta dove molti turisti decidono di entrare proprio perché sensibili all’argomento».

Contrastare la povertà

Nonostante le difficoltà però il commercio equo e solidale resiste e le realtà bergamasche che gestiscono le botteghe, associazioni e cooperative, continuano le proprie attività. «Andiamo avanti perché il commercio equo secondo noi resta la modalità migliore per contrastare la disperazione, il devasto ambientale, il dilagare della povertà, lo squilibrio tra ricchi e poveri. Siamo convinti che sia una delle poche cose che possiamo fare: il commercio equo lavora concretamente per un’etica del lavoro, per una vita dignitosa, per la tutela dell’ambiente ma anche a favore del consumatore perché fornisce prodotti che non danneggiano la salute».

Puntare sui giovani

Per contrastare la scarsa diffusione di una cultura del consumo critico, Giuliana Nessi e la sua associazione hanno deciso di puntare sui più giovani, da un lato tramite i progetti di servizio civile che a fine mese vedranno una nuova giovane volontaria inserita in bottega e dall’altro partecipando a percorsi di volontariato estivo come “BG+” o attivando iniziative di alternanza scuola lavoro e stage estivi per gli studenti. «Riteniamo fondamentale accogliere e formare le nuove generazioni. Sono la speranza che qualcosa possa davvero cambiare».

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