Quel lavatoio di San Lorenzo
molto frequentato dalle massaie

Ci andavano i cavalli per l’abbeverata. La valletta di Valverde doveva offrire un singolare spettacolo agreste. Se anche voi avete storie dimenticate o misteriose da segnalare, scrivete all’indirizzo e-mail [email protected].

Ci andavano i cavalli per l’abbeverata. La valletta di Valverde doveva offrire un singolare spettacolo agreste quando verso sera i destrieri venivano condotti alla grande fontana all’inizio della Boccola. Niente oggi richiama questa memoria, men che meno il domestico lavatoio di San Lorenzo che fu il risultato ultimo delle trasformazioni cui andò incontro il luogo nel corso dei secoli.

Già prima dell’anno Mille una pergamena cita il serbatoio del Lantro alimentato dall’acqua che si raccoglieva nel solco percorso da via San Lorenzo. Del resto, questo versante del colle era caratterizzato da una serie di piccole sorgenti. Come la Boccola che sgorgava sotto l’attuale Seminarino e di cui non è rimasta traccia.

Ben più importante la fontana del Vagine descritta da Mosé del Brolo nel poemetto su Bergamo (il Liber Pergaminus). Oltre a vantare un’acqua fresca e limpidissima, era adorna di marmi tanto da far ritenere che risalga alla città romana. Continuò a buttar acqua fino alla metà dell’800 quando, inquinatissima, cadde in disuso e fu colmata di rifiuti. Fu ripulita e sistemata una trentina d’anni fa, ma lo stato d’abbandono continua.

E il lavatoio di San Lorenzo che fine ha fatto? Se lo è chiesto recentemente Liliana Andreini che ci andava con la nonna mezzo secolo fa e più. E aggiunge: «È scomparso. O meglio è sepolto sotto cumuli di terra».

La stessa domanda se la sono posta gli abitanti che hanno abbandonato nel tempo Città Alta e tornano ogni tanto lassù per riandare a memorie della loro infanzia. Tra il materiale che copre il luogo c’è probabilmente ancora qualche vecchia vasca in cemento, ma dell’impianto originale è rimasto poco o nulla.

Il lavatoio era sotto la chiesa di San Lorenzo, all’inizio della Boccola, ed era molto frequentato dalle massaie della zona. Ancora negli anni del dopoguerra la disponibilità di acqua corrente nelle case era modesta e i servizi igienici erano spesso uno sgabuzzino sui ballatoi. Poi arrivarono le lavatrici, ma furono anche tante le famiglie che abbandonavano l’antico centro richiamate dai nuovi quartieri al piano. Il Comune aveva incominciato a costruire nuove case in viale Venezia e alla Celadina per le famiglie che lasciavano gli alloggi malsani e fatiscenti sul colle. Il lavatoio venne dimenticato e andò colmandosi di erbacce.

Per la vicina chiesa di San Lorenzo non era una vista decorosa. Fu deciso di installarvi un gioco per le bocce per farne un luogo d’incontro e di ritrovo per gli anziani della zona. Il lavatoio fu colmato con calcinacci e materiale vario. Poi il progetto bocce fu abbandonato. E la discarica divenne l’ambiente ideale per cespugli di sambuco e di rovi. Uno spettacolo desolante per chi aveva ben presente l’importanza del luogo anche dal punto di vista storico.

Un disegno ottocentesco del pittore Luigi De Leidi mostra nello spazio sottostante la chiesa una grande vasca in pietra colma d’acqua dove alcune donne stanno lavando; in una fotografia di fine secolo si vede ancora la stessa vasca con un gruppo di massaie tra grandi ceste piene di panni. Due immagini che dicono come l’ambiente fosse ben poco mutato rispetto alla medievale sorgente del Later. Solo negli anni ’30 del secolo scorso l’impianto fu radicalmente trasformato: il bacino dove i panni erano lavati in comune venne sostituito da tante vasche individuali in graniglia di cemento, più igieniche e funzionali.

La rivalutazione del luogo si deve agli speleologi del gruppo Le Nottole. Dopo l’indagine sui sotterranei delle mura veneziane, avevano incominciato a esplorare le antiche fontane di Città Alta. Grazie anche al racconto di un ex dipendente degli acquedotti, la loro attenzione si concentrò sulla fontana all’inizio della Boccola. Guidati da documenti e relazioni del passato, individuarono tra la vegetazione che copriva la discarica un piccolo accesso che rivelò loro un’autentica meraviglia architettonica: il grandioso serbatoio risalente al 1200 che alimentava il Lantro. Era l’unica sorgente dove, accanto agli usi domestici, gli antichi statuti consentivano di condurre gli animali per l’abbeverata.

La fontana aveva un ruolo tanto importante nel sistema idrico della città sul colle che fu salvata nonostante i profondi mutamenti del luogo a causa della costruzione delle mura. Il terreno fu rialzato e venne anche costruita la chiesa, ma il bacino del serbatoio fu conservato e continuò a essere sfruttato.

Nel 1992 le Nottole iniziarono il recupero e la valorizzazione del complesso. I mezzi di cui disponevano, tutti basati sul volontariato, erano modesti. Parte della discarica fu rimossa e sistemata per consentire l’accesso alla cisterna.

Alla pulizia del fango dentro il serbatoio contribuirono i vigili del fuoco con i loro idranti. Venne anche realizzata una passerella per la visita e installato un impianto di illuminazione. Gli speleologi si spinsero a esplorare i cunicoli che risalivano fino alla sorgente dentro la valletta di via San Lorenzo e dotati, tra l’altro, di un impianto di decantazione del limo.

Oggi la visita guidata alla cisterna è una delle maggiori attrattive nel circuito della città meno nota. Fascino e mistero del passato. Sulla discarica trasformata in area verde ora cresce un albero di mele cotogne.

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