Sono passate due settimane dal blackout che ha spento il centro di Bergamo, ma tra le attività commerciali l’aria resta rovente, e non solo per il caldo che non dà tregua. A bocce ferme, con i frigoriferi tornati a ronzare, per commercianti e ristoratori è il momento dei bilanci reali. Il conto è pesante: incassi persi nel momento clou della giornata e tonnellate di alimenti finiti nei cassonetti. Eppure, a fare più male è il senso di déjà-vu e la totale sfiducia verso le rassicurazioni arrivate dall'alto.Il copione ricalca fedelmente quello dello scorso anno. Anche l'estate passata la rete cittadina aveva ceduto e l'ente erogatore aveva inizialmente mostrato disponibilità a coprire i danni. Una promessa rivelatasi un miraggio burocratico: dopo settimane passate a compilare moduli e allegare fatture, per gli esercenti era arrivata la beffa di una comunicazione formale che negava ogni risarcimento a causa dell'“eccezionalità dell’evento”.È questa memoria a spiegare perché le promesse di indennizzo circolate in questi quattordici giorni vengano accolte a Bergamo con assoluto scetticismo. Nessuno ci crede più. Gli annunci di imminenti interventi strutturali sulle cabine elettriche non bastano a rassicurare chi, ogni mattina, alza la serranda guardando il termometro con l'ansia. Il caldo non può essere una scusa cronica per un’infrastruttura fragile. L'estate è ancora lunga e un nuovo blocco dell'energia non farebbe saltare solo i contatori, ma consumerbbe l'ultimo briciolo di pazienza di una categoria stanca di pagare per le inefficienze altrui.Servizio di Paola Abrate
