Nascosta fra le brioches oppure infilata nell'imbottitura del giubbino poi debitamente e meticolosamente ricucito, oppure buttat in un cestino e poi recuperata in un secondo tempo. Le vie della droga erano infinite nel carcere di Bergamo, così come l'introduzione di cellulari e sim.A guardare dall'esterno l'esito delle indagini della Poliza prima e dei Carabinieri poi, tutto sembrava fuorchè un carcere. I detenuti ordinavano merce e gestivano i traffici, come se stessero a casa.Tanto è vero che nel tempo, come ipotizzato nel fascicolo aperto dal pm Carmen Santoro che accorpa circa 70 indagati, all'interno del carcere Don Resmini di Bergamo entravano quasi regolarmente hashish, cocaina e microcellulari.Di fatto si sarebbe accertato che i parenti dei detenuti, con stratagemmi vari, entravano e uscivano portando ai carcerati droga e cellulari che passavano i controlli con una certa regolarità.All'interno del carcere si erano create delle vere e proprie micropiazzette di spaccio. Alcuni detenuti la ordinavano e ne facevano uso personale, altri invece poi la vendevano all'interno, contrattando il prezzo, e riportando dentro al carcere lo schema ben noto dello spaccio solitamente accertato all'esterno. Con tanto di agendina con appuntati numeri di telefono (di detenuti) e proventi.Una situazione intollerabile, un andazzo, lo definisce chi indaga, che andava spezzato di netto. E per spezzarlo dal 2024 i detenuti erano intercettati.Erano le mogli o le fidanzate le complici, che ricevevano gli ordini al telefono e poi cercavano il modo per introdurre la merce desiderata. I microcellulari venivano occultati nelle parti intime e poi consegnati. Almeno 33 i cellulari accertati usati dentro il carcere.I parenti, per entrare in visita, devono depositare le borse e passare dentro al metaldetector che normalmente rileva la presenza di dispositivi addosso. I pacchi che arrivano per i detenuti sono tutti controllati prima della consegna, ma gli artifizi usati per nascondere la roba talvolta erano davvero sofisticati.In alcuni casi la droga arrivava anche dal cielo. Ricorderete il caso dei tre arrestati perchè, parcheggiati fuori dal carcere, stavano facendo alzare il drone con la spesa di droga e cellulari appesa e destinata a una precisa finestra segnalata dal parente.Anche in quel caso l'arresto in flagranza fu possibile grazie all'indagine in corso che rivelò l'appuntamento e il metodo. I tre da giorni facevano le provr, anche di carico, per capire fino a che peso potessere essere attaccato.Accertato al momento un giro di droga, entrata, di 17mila euro. Simona Befani
