C'è una pandemia silenziosa che scorre nelle condotte sotterranee della provincia di Bergamo, invisibile agli occhi ma tracciata con precisione millimetrica dalle analisi scientifiche. I dati elaborati dall'Istituto Mario Negri, in collaborazione con l'associazione Aga, Uniacque e Cogeide, restituiscono la fotografia di un territorio — tra la Bassa e l'Isola — dove il consumo di stupefacenti ha raggiunto livelli di guardia, superando in molti casi le medie nazionali e i numeri di grandi metropoli come Milano. Lo studio, condotto tra il 2025 e il 2026 sulle acque reflue di 44 Comuni, analizza le abitudini di circa 250mila abitanti, un campione talmente vasto da rappresentare l'intera realtà provinciale.Il dato più d'impatto riguarda la cocaina.Nell'Isola si consumano 28 dosi al giorno ogni mille abitanti, più del doppio della media italiana (12) e il doppio della stessa Milano (14). Segue la Bassa con 18 dosi. Ma il vero balzo riguarda la ketamina: nella Bassa il consumo è triplicato in soli due anni, arrivando a 31 milligrammi, superando i 23 mg del capoluogo lombardo e polverizzando la media nazionale di appena 7 mg.Mentre l'hashish resta la sostanza più diffusa (fino a 65 dosi giornaliere), crolla fortunatamente l'eroina, che scende a circa 1 dose ogni mille abitanti, in linea con il declino nazionale. Praticamente assenti le metamfetamine, mentre fanno la loro comparsa le prime amfetamine nella Bassa. Il consumo si conferma un fenomeno legato al tempo libero: se l'eroina è costante, per tutte le altre droghe il picco arriva puntuale ogni sabato e domenica. I dati confermano l'allarme dei centri antidroga: il territorio bergamasco è oggi un epicentro del consumo di stupefacenti. Il servizion di Paola Abrate
