In un momento di faticoso equilibrio e di profonda instabilità geopolitica globale, il settore tessile è tra i comparti industriali che stanno rischiando maggiormente di perdere pezzi.A mettere in ginocchio la filiera sono i contraccolpi dei conflitti e delle tensioni sui mercati esteri, che penalizzano l'export e rallentano i consumi. Molte imprese della catena produttiva hanno già ceduto il passo, costrette alla chiusura definitiva o alla delocalizzazione. In questo scenario di diffusa sofferenza, emergono tuttavia realtà in controtendenza che mettono a segno le migliori performance degli ultimi anni.Il simbolo di questa resistenza è la Bresciani di Spirano, leader nella produzione di calze di alta gamma, che ha archiviato un 2025 straordinario con una crescita del +7% rispetto al 2024. Un trend positivo che si sta consolidando con forza ancora maggiore in questa prima parte del 2026, dove i primi mesi registrano già un balzo del +10% sul 2025. Sebbene il mercato di riferimento si trovi in palese affanno a causa del contesto internazionale, la progressiva scomparsa dei competitor nello stesso segmento sta paradossalmente aprendo nuove quote all'azienda bergamasca, che continua a espandersi trainata anche dal canale digitale, con le vendite online che ormai incidono per circa il 10% sul fatturato complessivo.Il cuore di questo virtuosismo economico è un organico di circa 30 dipendenti, una squadra quasi interamente al femminile che supera il 90% delle quote rosa, capace di esportare il saper fare Made in Bergamo sui principali mercati internazionali e per i maggiori brand di alta moda. I ritmi di produzione dello stabilimento viaggiano su una media di 1.200 paia di calze al giorno, per un totale che tocca i 300.000 pezzi all'anno. I dati confermano la solidità di una precisa strategia industriale: in sostanza, a vincere le turbolenze globali è il prodotto di nicchia. In un contesto internazionale fragile, l'altissima qualità si dimostra lo scudo più efficace contro la crisi.Servizio di Paola Abrate
