La incontrimao nel suo ufficio a Brescia a poche settimane dal suo insediamneto. C'è la concretezza bergamasca e il cuore rivolto agli ultimi dietro la nomina di Laura D'Urbino, prima donna giudice del Tribunale per i minorenni di Brescia a diventarne Presidente. La magistrata orobica incarna un'autorevolezza fatta di equilibrio e sensibilità, doti rare necessarie per maneggiare le fragilità dei più piccoli.Il suo legame con Bergamo non è solo anagrafico, ma profondamente spirituale: trova le sue radici nel rapporto con don Fausto Resmini, il cappellano del carcere e direttore del patronato di sorisole, scomparso durante la pandemia.Un'eredità morale che D'Urbino porta in dote in un momento storico difficilissimo, segnato da un disagio giovanile mai così profondo e da croniche carenze di personale che sfiorano il 40%.Per la neopresidente, il tribunale non è un ufficio burocratico ma un "laboratorio" di umanità. Nonostante i ranghi ridotti, la sua guida punta sulla solidarietà interna e su quella visione di giustizia minorile che non è "minore", ma il pilastro su cui ricostruire il futuro dei ragazzi più difficili.Il servizio di Paola Abrate
La incontrimao nel suo ufficio a Brescia a poche settimane dal suo insediamneto. C'è la concretezza bergamasca e il cuore rivolto agli ultimi dietro la nomina di Laura D'Urbino, prima donna giudice del Tribunale per i minorenni di Brescia a diventarne Presidente. La magistrata orobica incarna un'autorevolezza fatta di equilibrio e sensibilità, doti rare necessarie per maneggiare le fragilità dei più piccoli.Il suo legame con Bergamo non è solo anagrafico, ma profondamente spirituale: trova le sue radici nel rapporto con don Fausto Resmini, il cappellano del carcere e direttore del patronato di sorisole, scomparso durante la pandemia.Un'eredità morale che D'Urbino porta in dote in un momento storico difficilissimo, segnato da un disagio giovanile mai così profondo e da croniche carenze di personale che sfiorano il 40%.Per la neopresidente, il tribunale non è un ufficio burocratico ma un "laboratorio" di umanità. Nonostante i ranghi ridotti, la sua guida punta sulla solidarietà interna e su quella visione di giustizia minorile che non è "minore", ma il pilastro su cui ricostruire il futuro dei ragazzi più difficili.Il servizio di Paola Abrate