Malattie di origine tropicale
in aumento. Utile vaccinarsi

L'estate non è ancora scoppiata, ma la stagione dei viaggi «esotici» che in realtà non conosce soste, in questo periodo raggiunge il suo clou. E con le migrazioni di viaggiatori da un angolo all'altro del pianeta, si stanno «globalizzando» anche le malattie.

Così, a Bergamo, per esempio, i casi di malaria, che pur negli ultimi tempi si sono assestati su una cinquantina l'anno, cominciano a diventare numerosi e non più eccezioni tra i bergamaschi (9 casi in tutto il 2009, stando alle statistiche Asl, fino a qualche anno fa gli italiani erano al massimo uno o due), mentre le ondate migratorie di cittadini non italiani, provenienti da luoghi dove la malaria è presente in modo endemico ma residenti a Bergamo, segnalano un aumento dei casi di «ricontagio»: tornando a trovare i parenti nel loro Paese d'origine non adottano alcuna profilassi perché convinti di esser immuni, ma ricontraggono la malaria perché hanno perso la «protezione naturale».

Ad avere la peggio sono i bambini, nati qui e che in Africa, portati dai parenti, spesso si ammalano. Ma se la malaria è oggetto di continua attenzione nella cosiddetta «medicina di viaggio», ed è soggetta a obbligo di segnalazione alla autorità sanitarie, è anche vero che a Bergamo sono frequentissimi i casi di malattie molto più leggere che vengono contratte durante vacanze in luoghi esotici ma che sono difficilmente «quantificabili» perché sfuggono alle statistiche.

«Mi riferisco alle salmonelle, alla shigella, alle infezioni virali intestinali: abbiamo una media di almeno cinque casi al mese, di viaggiatori che poi devono farsi curare una volta tornati a casa - sottolinea Fredy Suter, direttore di Malattie infettive agli Ospedali Riuniti di Bergamo -. Ma non si legga dell'allarmismo. Piuttosto un invito a prendere il viaggio come una occasione di arricchimento culturale e insieme come la possibilità di fare un "aggiornamento" delle proprie vaccinazioni».

«E quindi cogliere lo spunto della vacanza esotica per riproteggersi: penso per esempio ai richiami vaccinali contro il tetano, che da adulti dimentichiamo. Ma anche alle possibilità, e questo è vantaggioso, di immunizzarsi contro l'epatite A, o contro il tifo. Altro discorso è quello della malaria: è importante pianificare il viaggio informandosi presso i centri specializzati dell'Asl, o prenotando una visita da un infettivologo, per poi proteggersi con i farmaci adatti nei giorni precedenti il viaggio, durante e nelle settimane successive».

«Quanti casi l'anno registriamo ai Riuniti per la malaria? Quaranta, cinquanta a secondo degli anni. Mi piace sottolineare che ai Riuniti, e siamo stati uno dei primi centri in Italia a farlo, nei casi gravi attuiamo presso il Centro Trasfusionale una sorta di "ricambio del sangue" per eliminare il parassita dall'organismo; questo ci ha consentito di recuperare e guarire persone con forme malariche anche molto gravi».

Ma dire viaggio non è dire solo malaria: nelle occasioni di turismo all'estero, purtroppo, si contraggono anche malattie a trasmissione sessuale. Che sono in aumento e non solo tra i giovani. La sifilide, per esempio, che è facilmente curabile, fino a qualche anno fa in Occidente era considerata in declino, ma di recente è tornata frequente soprattutto tra le persone giovani. Solo all'ambulatorio di malattie a trasmissione sessuale dei Riuniti nel 2008 sono stati 108 i casi segnalati, e nel 2009 fino al 10 ottobre ben 90 casi, in pratica 10 ogni trenta giorni. E si tratta di pazienti giovani: gli esperti non escludono che diversi di questi casi siano contagi dovuti al «turismo sessuale», anche se non ci sono dati certi.

«In linea generale, comunque, va tenuto conto del fatto che è assai probabile che i casi siano di più e che non vengano sempre denunciati per motivi di "privacy". Si può comunque parlare di stime in aumento - sottolinea Livia Trezzi, responsabile del Servizio prevenzione, epidemiologia, malattie infettive dell'Asl di Bergamo -. Esistono comunque anche altre malattie a trasmissione sessuale che si continuano a contrarre proprio per comportamenti non protetti, e questo senza andare all'estero».

Prima fa tutte la infezione da Hiv. «Ormai i nuovi casi di sieropositività riguardano, all'80%, persone eterosessuali. Abbiamo nel mondo poco meno di 3 milioni di nuove infezioni l'anno - sottolinea Fredy Suter -. E nella Bergamasca registriamo 120-140 nuovi casi l'anno su un totale di 2.500 sieropositivi noti: ma si ritiene che almeno altri 1500- 2.000 lo siano senza saperlo. Con il rischio di allargare il contagio. Non mi stancherò mai di dirlo: se si hanno comportamenti sessuali "liberi", che non vuol dire mercenari, magari in occasione di viaggi è obbligatorio proteggersi. E preferisco non parlare di "turismo sessuale"».

Anche perché l'alto rischio è appunto che si sia diventati sieropositivi a non lo si sappia: «Basti pensare che a Bergamo l'80% dei casi di sieropositività si scopre a diagnosi di Aids conclamata - evidenzia Livia Trezzi -. In questo modo è facile comprendere che la persona può averne già contagiate molte altre inconsapevolmente, ma soprattutto l'effetto dei farmaci retrovirali, a malattia conclamata, è molto meno determinante nel tenere sotto contro l'evoluzione della sindrome. Mi piace comunque evidenziare che a Bergamo, ora, su norme della Regione, è stato avviato anche l'obbligo di segnalazione per i nuovi casi di sieropositività, che prima riguardava solo i casi di Aids: saremo in grado così di valutare l'evoluzione del contagio in modo scientifico. Finora si parla di stime, e secondo noi sempre sottovalutate».

Quindi se state partendo per una meta esotica ora sapete che se volete evitare di contrarre l'Aids è meglio evitare contatti occasionali. Ma, sempre sottolineando che la sieropositivà la si può contrarre anche a casa propria, ci sono altre malattie però che qui, in terra bergamasca non esistono. Ma forse sono a livello endemico nel Paese che si intende raggiungere; quindi per proteggersi e informarsi, basta poco: all'Asl a Bergamo in via Borgo Palazzo è attivo l'ambulatorio che riceve su prenotazione (telefonare al numero 035.2270543).
 Carmen Tancredi

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