Giovedì 30 Dicembre 2010

Ospedali Riuniti: 300 operatori
salutano il direttore Bonometti

Oltre 300 operatori - fra medici, infermieri, tecnici e amministrativi - degli Ospedali Riuniti hanno voluto salutare personalmente Carlo Bonometti, al suo penultimo giorno di mandato come direttore generale dell'Ospedale di Bergamo, dove era arrivato nel 1995 con l'incarico di direttore amministrativo.

In un'affollatissima Sala Consiliare, è stato l'attuale direttore amministrativo, Gianpietro Benigni, a nome di tutti gli operatori degli Ospedali Riuniti, a consegnare a Carlo Bonometti una pergamena che vuole essere un ringraziamento e insieme un ricordo dei 15 anni trascorsi a Bergamo, rivolgendosi al «nostro» direttore generale con queste parole.

«È stato un grande lavoratore, leale e appassionato, attento ai risultati, defilato sulla propria immagine, corretto valutatore dei propri collaboratori, ma anche un giudice severo verso se stesso e verso gli altri. Torni qualche volta in questa città, che le deve molto e che è stata la sua seconda casa per tutti questi anni. Si fermi a guardare il nuovo ospedale, per il quale ha lavorato con amore, lealtà ed entusiasmo, per dare a Bergamo una struttura di assoluta eccellenza».

Parole accolte da un lunghissimo e caloroso applauso durato diversi minuti e commentate così da Carlo Bonometti: «Ho fatto solo il mio dovere, mettendoci sempre un po' di passione. Ho sempre creduto che chi fa sanità negli ospedali non è il direttore generale. Il suo compito è quello di mettere tutti gli altri nelle condizioni migliori per lavorare al massimo e per crescere. In questi anni insieme abbiamo fatto un importante percorso e le numerose testimonianze di affetto che ho ricevuto in questi giorni sono state il regalo più bello che potevate farmi».

«Grazie a tutti. Vi chiedo solo un'ultima cosa: non disperdete lo straordinario patrimonio di eccellenze e di professionalità che questo ospedale custodisce, perchè sarebbe un delitto imperdonabile nei confronti di tutti i bergamaschi e di tutti i cittadini».

m.sanfilippo

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