Domenica 27 Novembre 2011

Il primogenito: «Un papà perfetto
Adesso è dura andare avanti»

Il giorno dopo una tragedia ha sempre un sapore diverso, è il giorno in cui la ragione, poco alla volta, si fa largo tra le lacrime e il morale fatto a pezzi, è il giorno in cui si cominciano a tirare le somme cercando di guardare avanti anche se la missione è davvero difficile.

Lo si capisce guardando negli occhi i familiari e i colleghi di Rosario Spampinato, l'uomo rimasto ucciso venerdì mattina in seguito allo scoppio tremendo avvenuto nella cartiera Cama di Lallio, dove il cinquantenne di Treviolo lavorava ed era di turno.

A far visita alla salma e ai familiari più stretti sono accorsi tutti i conoscenti di Rosario: tra amici e colleghi, senza sosta già da venerdì, hanno sfilato anche nella giornata di sabato e sicuramente lo faranno fino a lunedì, quando alle 15 verranno celebrati i funerali nella chiesa parrocchiale di Treviolo.

Il volto più scioccato e frastornato, oltre a quello della moglie Alessandra, è quello del figlio Daniele: 12 anni e un dolore enorme dentro. Per lui, data l'età, la situazione sarà difficile da superare più che per qualsiasi altra persona. Per Daniele il tempo si è fermato a ieri mattina, quando ha appreso che il suo papà non c'era più. Da quel momento non parla più, chiuso nel suo dolore e nella sua cameretta a stento accenna a qualche sorriso di fronte a chi lo abbraccia, ma il suo silenzio è frastornante.

«Daniele non parla più perché papà ci mancherà tanto - spiega Giovanni, il figlio maggiore, di 19 anni -. Era un papà perfetto, di quelli che tutti vorrebbero avere. Ci faceva divertire, ci insegnava tutto. Per noi era un punto di riferimento. Andare avanti sarà molto complicato ma dobbiamo farcene una ragione e pensare al futuro portando avanti i suoi insegnamenti».

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m.sanfilippo

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