Domenica 04 Dicembre 2011

Rifiuti, controlli già ad agosto
Locatelli temeva la scoperta

«Mi interesserebbe sapere quale Arpa... è meglio che ti informi tu...». Appariva piuttosto agitato al telefono, il 30 agosto scorso, Pierluca Locatelli, dopo aver appreso da un suo dipendente che il Comune di Treviglio aveva chiesto, qualche giorno prima, all'Arpa di effettuare dei controlli sulle scorie di acciaieria versate dalla sua impresa, la «Locatelli Spa» sul fondo della Brebemi.

Secondo l'ordinanza del gip di Brescia che ha portato all'arresto dello stesso Locatelli, del vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani e di altre 8 persone nell'inchiesta su corruzione e il sospetto smaltimento illecito di rifiuti sotto la Brebemi, i timori del titolare del colosso nel settore dei lavori stradali sarebbero stati dettati dalla sua consapevolezza che una rilevante parte delle scorie versate sul fondo autostradale non fosse a norma di legge.

Per questo - è l'accusa - Locatelli si sarebbe rivolto a Giuseppe Rotondaro, coordinatore dello staff della direzione regionale dell'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (che è tra gli arrestati, accusato di corruzione), per poter avere un incontro con i referenti dell'Arpa di Bergamo.

«Non ho mai avuto alcun genere di pressioni in tal senso - spiega Carlo Licotti, direttore dell'Arpa di Bergamo, infatti del tutto estraneo alla vicenda -. Ricordo soltanto che la Locatelli si era lamentata perché nessuno di loro era presente nel momento in cui i nostri tecnici avevano effettuato i prelievi richiesti dal Comune di Treviglio». L'esito di quei prelievi sul fondo della Brebemi non è ancora noto: «Le analisi sono ancora in corso - sottolinea Licotti -. La richiesta di Treviglio è comunque stata l'unica del genere: non abbiamo effettuato altri campionamenti».

All'origine del prelievo richiesto da Treviglio ed effettuato dall'Arpa c'era una segnalazione inviata il 6 luglio scorso all'amministrazione comunale dal circolo «Bassa Bergamasca» di Legambiente. Nella missiva il presidente Arturo Giudicatti rilevava: «Sulla base di varie segnalazioni ricevute da cittadini, abbiamo potuto riscontrare che, per i lavori di approntamento del sedime Brebemi, vengono usati materiali che, stante alle caratteristiche visibili, farebbero pensare a residui di fonderia. Si tratterebbe di un uso consentito, purché i materiali in questione siano opportunamente trattati e certificati».

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m.sanfilippo

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