Mercoledì 20 Febbraio 2013

Acli e Cisl lavoro al primo posto
«Va rivisto il sistema voucher»

In un tempo di crisi che ha accentuato la distanza tra cittadini, istituzioni e organi di rappresentanza democratica, le Acli e la Cisl provinciali riaffermano quanto la politica rappresenti l'ambito privilegiato per la partecipazione e la costruzione condivisa del Bene Comune e la difesa dei beni comuni.

Entro l'ambito dell'agire politico è possibile ripensare e ridefinire le grandi questioni che, dal lavoro, alla formazione, al Welfare, alla casa, alla gestione del territorio, stanno alla base del patto sociale di un Paese e della Regione. In particolare, per quanto oggetto di questo documento, il governo della Lombardia richiede necessariamente una capacità di leggere in modo dinamico la realtà e di sapersi muovere in contesti in cui all'aumento della complessità dei fenomeni socio-economici, corrisponde una tendenziale contrazione delle risorse. Nell'esercizio del ruolo di responsabilità che ci competono, rileviamo due priorità verso cui chiediamo di indirizzare le politiche del lavoro:

1) Costruire maggiori opportunità sul versante dell'occupazione giovanile mantenendo alto l'investimento formativo e intervenendo in una logica di sistema per superare le disfunzioni tra offerta formativa e prospettive lavorative. Crediamo necessario e non procrastinabile attuare un nuovo patto tra sistema formativo e sistema produttivo, da costruire puntando sulla sperimentazione con reti scolastiche territoriali-settoriali, sul monitoraggio degli esiti formativi, su politiche di incentivazione massiccia e sburocratizzazione dell'apprendistato e dell'alternanza scuola - lavoro;
2) Definire risorse e percorsi mirati a tutte le lavoratrici e lavoratori ultraquarantacinquenni prevalentemente con basso livello di istruzione e formazione, espulsi in questi anni dai processi produttivi, che rappresentano una vera e propria urgenza sociale. Riteniamo vadano riviste le politiche della Regione e della Provincia, partendo dalla rivisitazione del sistema delle «doti» per l'occupazione, al fine di definire un sistema integrato tra risorse pubbliche, risorse private (fondi interprofessionali, elementi integrativi di Welfare) e una gestione responsabile sul livello territoriale che misuri il livello di efficacia delle politiche del lavoro con un pieno coinvolgimento degli attori sociali e della bilateralità. Consideriamo strategico tenere desta l'attenzione sulla governance dei processi decisionali e attuativi della politica regionale.

Affermiamo che il modello di governance che desideriamo è quello che vede la compartecipazione dei diversi soggetti di rappresentanza, anche nella prospettiva di individuare azioni capaci di generare sviluppo e nuova occupazione, in uno scenario nuovo, dove l'elemento competitivo si misurerà non solo sul versante dell'innovazione, della produttività, dell'internazionalizzazione, della capacità di fare reti d'impresa ma anche della capacità del territorio di introdurre maggiori elementi competitivi e di dialogo ed alleanze tra i diversi attori (formazione, lavoro, filiere produttive, istituzioni e pubblica amministrazione, terzo settore e cooperazione, ecc.). Quanto alle politiche di Welfare, invochiamo un'inversione di tendenza nella politica dei voucher. Auspichiamo politiche capaci di costruire Welfare comunitario, che riscopra il peso e l'importanza del sistema mutualistico e che veda protagonisti e responsabili tutti gli attori sociali, con una ripresa del modello tracciato dalla legge 328 che dava dignità e peso agli ambiti e agli attori sociali presenti su un territorio. Chiediamo che le politiche della casa siano ripensate secondo una prospettiva che non legga la casa quale bene patrimoniale ma sempre più come a un servizio e chiediamo che la Lombardia riconduca il tema «casa» nell'ambito delle politiche di Welfare. La crescita e lo sviluppo si costruiscono su un territorio e la cura del territorio deve andare di pari passo con le politiche di sviluppo e di crescita. Ripensare al territorio in termini di cura non significa frenare lo sviluppo ma come forma altra, per ridare vigore al motore dello sviluppo economico, sinonimo di nuova occupazione, di conoscenza, di cultura, di tecnica, di produzione avanzata. Expo 2015 si può ormai considerare un'occasione mancata per costruire una visione unitaria e coesa per lo sviluppo economico e infrastrutturale lombardo. È necessario tuttavia non smarrire lo sguardo alto che Expo 2015 aveva prodotto ed immaginare un sistema infrastrutturale fortemente orientato all'intermodalità e con cui favorire lo sviluppo delle specificità socio-economiche e le vocazioni di ogni città della nostra Regione. Acli e Cisl, nella convinzione che la complessità degli scenari si deve accompagnare, per essere superata e governata, all'assunzione di responsabilità piena di tutti gli attori del governo della cosa pubblica, primi tra tutti i governati, invitano tutti a non disertare le urne il prossimo 24 e 25 febbraio e a esercitare l'azione di responsabilità che, attraverso il voto, contribuirà alla realizzazione del sogno di una buona politica per il bene di queste e delle future generazioni.

fa.tinaglia

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