Domenica 21 Aprile 2013

Solto Collina, il «Ragno» ripreso
Ora c'è un'intera valle ai raggi X

Dove ha trascorso le 58 ore della sua rocambolesca fuga? È sempre rimasto nello stesso nascondiglio, ospitato dal conoscente che l'ha anche aiutato a medicare i graffi sul volto, o si è spostato? Quante persone l'hanno aiutato?

Sono alcuni degli interrogativi a cui stanno cercando di rispondere i carabinieri dopo la svolta nel caso di Giambattista Zambetti, detto Ragno, che era sfuggito all'arresto mercoledì all'alba nella sua villetta di Solto Collina e venerdì pomeriggio è stato intercettato in un posto di blocco a Casazza, mentre era in macchina con il suo avvocato che lo accompagnava a costituirsi.

Anche sabato 20 aprile le indagini sono proseguite, focalizzandosi soprattutto sulla Val Cavallina perché è lì, secondo quanto ricostruito fino ad ora dagli inquirenti, che Zambetti è rimasto nascosto per due giorni. «Ma stiamo ancora lavorando per ricostruire i suoi spostamenti - dicono dagli ambienti investigativi - è prematuro indicare località precise».

Nella valle dove è nato, Zambetti evidentemente si sentiva più al sicuro che altrove e contava di trovare più appoggi. Appoggi a cui, però, lui stesso ha deciso di rinunciare quando giovedì ha telefonato al suo avvocato annunciandogli l'intenzione di volersi consegnare alle forze dell'ordine e dandogli appuntamento per l'indomani a San Felice di Monasterolo.

Nella scelta di costituirsi avrebbero pesato le sue condizioni di salute, tali da non consentirgli una latitanza prolungata. Inoltre il suo avvocato, Andrea Alberti, venerdì aveva spiegato che la fuga sarebbe stata improvvisata per la paura, che col passare delle ore avrebbe lasciato il posto a una maggiore lucidità fino alla decisione di costituirsi.

È uscito dal retro della sua villetta di Esmate con i vestiti in mano e si è letteralmente buttato nella boscaglia, tra i rovi, dove si è procurato numerosi graffi, soprattutto al volto. Correndo e ruzzolando nella vegetazione ha perso anche gli occhiali da vista. Nei confronti del conoscente che l'ha aiutato ricevendolo in casa sua e, sembra, medicandolo con delle garze, gli inquirenti ipotizzano il reato di favoreggiamento.

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m.sanfilippo

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