Abusivi, nuova categoria:
sono i barbieri porta a porta

Hanno chiuso bottega per colpa della crisi, ma non hanno abbandonato il loro lavoro. Solo che adesso lo fanno in nero, porta a porta dai loro vecchi clienti che non li hanno comunque abbandonati, anche perché così adesso pagano di meno.

Hanno chiuso bottega per colpa della crisi, ma non hanno abbandonato il loro lavoro. Solo che adesso lo fanno in nero, porta a porta dai loro vecchi clienti che non li hanno comunque abbandonati, anche perché così adesso pagano di meno.

Oppure nel salone che hanno allestito in una stanza di casa, spesso riciclando il mobilio del loro (ex) negozio. Sono loro il nuovo volto dell’abusivismo a Bergamo: parrucchieri ed estetisti che lavorano senza essere in regola, ma dopo esserlo stato per anni.

Quando sono stati costretti per le difficoltà economiche ad abbassare per sempre la saracinesca del loro negozio, dove pagavano regolarmente le tasse facendo la fattura, hanno comunque continuato a lavorare. Anche su di loro ha però messo gli occhi la Guardia di finanza cittadina: il fenomeno dell’abusivismo commerciale a Bergamo è anche questo.

Mentre qui da noi sono meno, rispetto ad altre zone d’Italia, i negozi veri e propri che, magari in posizioni più defilate, sono del tutto abusivi, sembrano spopolare i singoli negozianti abusivi «porta a porta», oppure fai-da-te a casa propria. Ma chi avvisa le fiamme gialle di questi nuovi furbetti che, così facendo, non rilasciano alcuna fattura al cliente e, ovviamente, non pagano alcuna tassa? Sorpresa (fino a un certo punto): i loro colleghi in regola. Alcuni parrucchieri ed estetisti della città hanno visto lentamente diminuire la propria clientela in negozio o nel salone. Salvo poi scoprire che i clienti persi avevano scelto di rivolgersi al loro collega, proprio quello che aveva chiuso i battenti per via della crisi, ma che si era comunque reinventato barbiere a casa propria o del cliente.

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