Venerdì 14 Febbraio 2014

Addio Letta, c’è il ciclone Renzi

Democrat critici, Sanga si smarca

Enrico Letta con Matteo Renzi in una immagine dell’8 giugno 2013.
(Foto by MAURIZIO DEGL'INNOCENTI)

Non c’è che dire: se l’obiettivo era di spiazzare i suoi, Renzi l’ha centrato. Dire che i parlamentari bergamaschi Misiani, Carnevali e Guerini (più sfumata la posizione di Sanga) al termine della direzione di ieri, che segna l’avvicendamento tra il premier Letta e il segretario del Pd, siano sconcertati, è un eufemismo. Anche se giurano tutti che sono pronti a votare il nuovo governo.

«Io rispetto sempre le decisioni degli organi dirigenti del mio partito - è il commento lapidario di Antonio Misiani, ex tesoriere dei democratici -, ma questo è stato un passaggio difficile gestito male e che sta provocando sconcerto e disagio in tanti militanti ed elettori del nostro partito. Letta è diventato premier in condizioni drammatiche e ha servito l’Italia con un profondo senso dello Stato. Renzi, che ha lavorato fin qui per una prospettiva diversa, ora ottiene Palazzo Chigi e senza legittimazione elettorale. Lo aspetta una sfida complessa e per vincerla saranno necessari una maggioranza coesa e il contributo di tutti».

La preoccupazione tra i parlamentari è quella di capire come la prenderanno i cittadini, considerato che la tornata amministrativa è dietro l’angolo. «C’è una responsabilità fortissima della direzione del Pd – sostiene Elena Carnevali – che deve tradursi in programmi concreti di natura economica e sociale». «Che ci fosse bisogno di un chiarimento nei rapporti tra partito e governo era indiscutibile. Perché si è viaggiato – sottolinea la Carnevali – tra il giudizio a volte drastico e a volte ingeneroso, dimenticandosi che il presidente del Consiglio ha servito davvero il Paese in una situazione complicatissima e con una parte della maggioranza in mutamento. In questo senso una richiesta di cambiamento era indispensabile».

Più morbida la posizione di Giovanni Sanga: «Il governo Letta è nato in una fase politica che si è chiusa definitivamente con l’uscita dalla maggioranza di Berlusconi». In una parola, oggi siamo di fronte a qualcosa di diverso. «Quello di queste ore è un passaggio cruciale e duro. Si tratta di mettere in piedi un governo autorevole che faccia le riforme e affronti la grave crisi dell’economia e del lavoro. Letta è una grande personalità e un uomo di Stato, ma dopo il forte consenso popolare che Renzi ha ricevuto dalle primarie non possiamo permetterci due leader diversi al governo del partito e al governo del Paese».

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