Martedì 14 Gennaio 2014

Bar Nazionale, battaglia infinita

La contesa giudiziaria è intricata

Bar Nazionale sul Sentierone
(Foto by Frau)

Varie cause civili in corso, due contratti di acquisto davanti ad altrettanti notai, almeno due richieste di sequestro giudiziario, la prima delle quali respinta e la seconda in discussione propria questa mattina al tribunale civile di via Borfuro, e nell’intermezzo una sentenza della Corte d’appello di Brescia che, se da un lato annulla totalmente il primo contratto di cessione, dall’altro però decreta anche l’impossibilità di restituire il bene all’originario proprietario. Oggetto del contendere in questa intricata e annosa vicenda giudiziaria niente meno che uno dei locali storici del centro di Bergamo, il bar Nazionale, sul Sentierone.

Gianfranco Forcella, socio insieme alla moglie Dosolina Patelli della società G. Es. Co. Srl, titolare della licenza del bar fino al 2006, spiega: «Diversi anni fa abbiamo deciso di cedere il bar Nazionale (non si parla dell’edificio, ma solo dell’esercizio pubblico, ndr) alla società Cpb Srl: nel contratto si stabiliva che il pagamento sarebbe avvenuto mediante cambiali, con le clausole che eventuali altre cessioni sarebbero state possibili solo a fronte del pagamento dell’intero ammontare e previo consenso nostro scritto - racconta -. Di fatto il pagamento ad un certo punto si è fermato, e al tempo stesso quella società (di cui è stato chiesto il fallimento) ha ceduto con rogito la proprietà alla Ma. Sa. La. Srl, inserendo tutte le clausole precedenti».

Sulla questione è nata più di una causa, ma una di queste in particolare, partita con una richiesta di sequestro giudiziario dell’esercizio (respinta) e terminata in primo grado con il respingimento delle richieste, a ottobre scorso è arrivata a definizione in Appello a Brescia: «Quella sentenza ha preso atto che il contratto tra noi e la Cpb non era stato da questa rispettato, e lo ha quindi annullato». La sentenza, di fatto, dispone l’annullamento del contratto, ma non la restituzione del bar Nazionale: il «bene», recita la sentenza, avrebbe infatti perso per una serie di modifiche «la propria identità», e per questo motivo non sarebbe più restituibile.

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