Venerdì 11 Aprile 2014

Carrara, via al raid su Mosca

Per i quadri 8 giorni di camion

Una delle casse per il trasporto delle opere della Carrara
(Foto by Maria Zanchi)

«Io sono tranquillissimo». Parola di Tito Lombardini, presidente del Cda dell’Accademia Carrara. «Io invece incrocio le dita» gli fa eco Willi Zavaritt, componente del Cda e membro della Commissaria: ovvero chi rappresenta gli eredi delle grandi famiglie che con le loro donazioni hanno dato vita alla Carrara stessa. Sentimenti contrapposti, un solo problema: la partenza di 58 quadri direzione Mosca, per un’esposizione al prestigioso Museo Puškin.

Partenza e viaggio via terra: 8 giorni attraverso l’Europa, in zone anche calde, viste le recenti tensioni tra Russia ed Ucraina. Bocche rigorosamente cucite sul percorso («Ci mancherebbe...» taglia corto Gian Piero Bonaldi, presidente della Cobe, la società del Comune che ha gestito l’operazione), ma il percorso più semplice sembra quello attraverso l’Austria, Germania, Polonia e Bielorussia. Secondo Google Maps fanno 2.879 chilometri. Il convoglio di camion di una ditta specializzata (la Crown) è partito nella mattinata di venerdì 11 aprile: a bordo capolavori di Pisanello, Tiepolo e del Moroni, solo per citare qualche autore.

«Non è una decisione del Cda della Carrara perché non ne abbiamo mai parlato e non si riunisce da tempo» spiega Zavaritt. Che aggiunge: «La responsabilità piena è del Comune, visto che la Cobe è una sua società». E Bonaldi replica: «A me dispiace questa situazione, ma ormai ogni cosa che faccio alla Commissaria non va bene a prescindere». E rilancia: «Il trasporto via terra era la sola soluzione praticabile». Con qualche rischio in termini di sicurezza. «Diciamo che non mi sento tranquillo, anche perché fino all’ultima riunione era emerso che non c’erano stati contatti tra le ambasciate» risponde Zavaritt. Bonaldi assicura che tutto andrà bene: «A bordo del convoglio c’è il conservatore Luciano Valagussa, e abbiamo una scorta armata». Pagata da Cobe fino al confine russo: «27 mila euro». Superata la frontiera tutto passa a carico del Puškin.

Ma perché non si è scelto un trasporto aereo? Le spiegazioni sono diverse, nessuna ufficiale. Si va dalla poca sicurezza che offrirebbero i piloti russi (ma siamo nel campo delle leggende metropolitane) al fatto più plausibile che i velivoli non avrebbero le garanzie necessarie in termini di mantenimento delle opere, relativamente a temperatura e pressurizzazione. In più c’è il precedente di un quadro di Brera rimasto 5 ore a 20 sotto zero all’aeroporto moscovita di Domodedovo, causa rigidità dei doganieri russi, che pare costituire un precedente poco incoraggiante. Ma c’è anche chi sostiene che il Puškin non avesse intenzione di sostenere le ben più consistenti spese di un trasporto aereo. «Quando abbiamo portato le opere in Australia le abbiamo divise su sei voli» ricorda Zavaritt.

Fatto sta che alla fine si è deciso per il trasporto via terra. Anzi, terra terra, visto che il convoglio non potrà mai superare gli 80 chilometri orari. Ma la prospettiva non preoccupa Lombardini: «Io credo che la Commissaria debba stare tranquilla e non agitarsi senza motivo. Io sono tranquillissimo, un trasporto meglio di così non c’era. Credetermi».

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