Giovedì 29 Settembre 2011

Cividate, addio piccolo Igor
«Una farfalla che vola in cielo»

Lo hanno raffigurato come una farfalla che vola in alto, nel cielo, per sempre. Così i compagni di classe hanno voluto ricordare con un disegno il piccolo Igor, bielorusso come loro, il bambino di otto anni che si spento all'alba di giovedì  senza avere più ripreso conoscenza, a distanza di 10 ore dalla caduta in piscina che si è rivelata fatale.

Un epilogo tragico di una vacanza scolastica durata tre settimane, vissuta intensamente e con grande gioia da Igor Leshchanka e dai suoi 11 connazionali, ospiti di altrettante famiglie italiane del comitato «Aiutiamoli a vivere» di Cividate. Il cuore del piccolo Igor ha smesso di battere alle 5 di mercoledì, nonostante le cure dei medici nella Rianimazione dei Riuniti di Bergamo, dove il bambino era stato trasferito martedì sera, subito dopo l'accaduto. Devastante il danno cerebrale riportato, provocato dalla permanenza nell'acqua della piscina, con la mancanza d'ossigeno per alcuni minuti, pochi, forse meno di cinque, ma sufficienti per compromettere le funzioni vitali del bambino.

Una tragedia che ha colpito la comunità di Cividate, la comitiva dei piccoli bielorussi, le due accompagnatrici e soprattutto la famiglia Bonassi, che in queste tre settimane aveva ospitato con smisurata premura e attenzione il piccolo Igor. Ieri la famiglia si è chiusa in un immenso dolore.

Quanto si è verificato martedì sera a Cividate nella villa a lato della vecchia provinciale 98 Calciana, è stato ricostruito nei minimi particolari dai carabinieri della stazione di Martinengo. Nel pomeriggio di martedì Igor era tornato a casa, accompagnato dallo scuolabus, dopo essere stato con i suoi 11 amici connazionali a seguire le lezioni alle elementari di Cividate. Qui i bambini bielorussi, tutti provenienti dal villaggio di Lieciza, proseguivano il loro percorso didattico di terza elementare iniziato in patria, accompagnati dalla loro insegnante.

Una volta a casa, Igor ha chiesto di giocare con la bicicletta, che però era rotta: aggiustata in breve tempo dal padrone di casa, il piccolo è salito in sella, libero di pedalare nel cortile sul retro della villa, dove c'è la piscina piena d'acqua.

Erano da poco passate le 19, quando il signor Bonassi è salito in casa per chiamare il figlio quattordicenne che avrebbe dovuto accompagnare a Mornico per l'allenamento di calcio. È rimasto in casa nemmeno cinque minuti, il tempo in cui Igor ha potuto scorrazzare nell'ampio cortile. Stando alla più accreditata delle ricostruzioni, il bambino per un attimo di disattenzione è andato a sbattere con la ruota della bici sul bordo della piscina, finendo in acqua, respirandola quel poco che è bastato per farlo sprofondare senza avere la possibilità di chiedere aiuto. Ad accorgersi di quanto accaduto sono stati padre e figlio, scesi poco dopo per prendere Igor e dirigersi a Mornico.

Hanno trovato il bimbo sul fondo della vasca, sprofondato in un metro e mezzo d'acqua, accanto alla bici. Il quattordicenne si è subito lanciato in piscina e ha riportato il bimbo in superficie, dove con il padre ha tentato di rianimarlo.

Immediato l'allarme al 118, che ha inviato un'automedica. Dopo un'ora di tentativi, il personale del 118 è riuscito a dare nuovamente respiro e battito di cuore al bimbo, subito trasferito ai Riuniti di Bergamo, con la scorta dei carabinieri. Il quadro clinico già critico è peggiorato lentamente durante la notte di martedì, fino a quando il piccolo si è spento, ieri mattina alle 5.

La mamma di Igor, Natalia, insegnante elementare di 31 anni e il patrigno Alexander, infermiere quarantenne, arriveranno giovedì in aereo a Milano, per poi essere accompagnati ai Riuniti, dove si trova la salma del bambino.

Particolari struggenti giungono dalla scheda di presentazione del piccolo, come comunicato dal presidente e fondatore dell'associazione «Aiutiamoli a vivere», Fabrizio Pacifici: Igor amava andare in bicicletta, era un po' distratto, lecito per la sua età, e soprattutto non sapeva nuotare. E proprio queste sue caratteristiche, quasi fosse tutto segnato, lo hanno accompagnato anche negli ultimi attimi di vita, con quella corsa spensierata in bici, quel momento di sbadataggine e la caduta nell'acqua in cui non sapeva nuotare.

Fabrizio Boschi

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a.ceresoli

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