Sabato 12 Aprile 2014

Costa Volpino, Pizzo ed ex Ols

Bombe ecologiche, subito la bonifica

COSTA VOLPINO - DISCARICA DI PIZZO

Se ne discuterà a metà aprile, ma l’intenzione della Provincia di Bergamo è chiedere alla Regione, e al suo assessore all’Ambiente, la bergamasca Claudia Terzi, di inserire la discarica di Pizzo e l’area della ex Ols (Officine Laminatoi Sebino) fra i siti da bonificare in via prioritaria e urgente.

Questo almeno è quanto è stato riferito (verbalmente) dalla Giunta di Via Tasso a Paolo D’Amico, il consigliere di minoranza di Sinistra per Bergamo che, in vista dell’ultimo consiglio provinciale aveva presentato un ordine del giorno per chiedere alla Regione Lombardia di «pianificare urgentemente, in sinergia con i Comuni di Costa Volpino e Pisogne e le Province di Bergamo e Brescia, la bonifica dei siti contaminati».

«Non c’è stato tempo di discuterne durante l’ultimo Consiglio – spiega ora D’Amico – ma dall’assessore all’Ambiente provinciale Enrico Piccinelli mi sono state date precise rassicurazioni: l’ordine del giorno verrà votato la prossima volta e c’è la disponibilità della maggioranza a mandarlo in Regione per sollecitare l’intervento del Pirellone».

Due le «bombe ecologiche» sotto la lente: su un’area di 12 mila metri quadrati, accanto al porticciolo della località Pizzo - un manipolo di case stese tra Costa Volpino e Pisogne -, alla fine degli Anni ’70 l’ex Acciaieria di Pisogne abbandonò circa 54 mila metri cubi di scorie contaminate.

Le tracce evidenti

La terra che negli anni vi si è accumulata sopra non basta nascondere le tracce evidenti di metalli pesanti: i laboratori finora consultati hanno confermato la presenza di piombo, zinco, nichel, cromo e arsenico. Secondo il censimento ufficiale effettuato dalla Regione Lombardia (disponibile sul sito internet www.reti.regione.lombardia.it) l’iter per la sua bonifica è ancora di là da venire, in quanto è ancora in corso il piano di caratterizzazione.

«Eppure un piano di caratterizzazione era già stato effettuato tra il 1998 e il 1999 – ricordano i volontari di Legambiente Alto Sebino, l’associazione che qualche anno fa ha fatto riaccendere i riflettori su questa discarica – e nel 2001 si riunì anche una conferenza dei servizi per decidere come rimuovere il materiale depositato, ma nel 2002 l’iter si fermò di colpo».

Eppure, i dati su cui si basano le ripetute denunce di Legambiente parlato chiaro: il 25 febbraio del 2008, l’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) eseguì una ulteriore indagine sulla contaminazione del sito, riscontrando che le scorie analizzate avevano le caratteristiche per essere classificate tra i rifiuti pericolosi (con contenuto di piombo compreso fra 1,2 e 2,6% del campione analizzato) e che devono quindi essere smaltiti in discarica; uno dei due campioni di terreni campionati era contaminato da zinco, piombo e arsenico in concentrazione superiore a quelle compatibili con la destinazione a prato; era in atto anche la cessione di sostanze basiche contaminanti (nitriti, rame, cromo e nichel) dai rifiuti alle acque del torrente Ogliolo, che lambisce la discarica e ne trasporta i veleni fino al lago.

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