Domenica 18 Maggio 2014

Fara meta turistica come Crespi?

Storia a braccetto con case e negozi

L’ex linificio canapificio di Fara d’Adda
(Foto by Luca Cesni)

Può diventare Fara d’Adda una meta turistica come Crespi d’Adda e il suo villaggio operaio, patrimonio dell’umanità dell’Unesco? A questo importante obiettivo dovrà puntare la riqualificazione del complesso industriale dell’ex Linificio canapificio nazionale di Fara, come si evince dal Psss (Piano di settore dei siti paesistico culturali sensibili) recentemente approvato dall’assemblea dei Comuni membri del Parco Adda Nord.

Nei confini dell’ente consortile rientrano importanti esempi di archeologica industriale: oltre all’ex linificio di Fara ci sono quello di Cassano, il Cotonificio Visconti e la Cartiera Binda di Vaprio d’Adda. Proprio per il fatto che si trovano sul territorio dell’ente consortile, la loro riqualificazione dovrà avvenire nel rispetto (vincolante) di quanto previsto nel Psss: per quanto riguarda l’ex linificio di Fara il documento rileva che negli edifici del complesso industriale che si estende una superficie di 84 mila metri quadri, sarà permesso di ricavare abitazioni, negozi, uffici, albergo-ristorante e medie strutture di vendita; dovranno però essere previste anche delle funzioni «in grado di valorizzare la memoria della comunità locale, il patrimonio di archeologia industriale e di costituire un significativo fattore di richiamo sotto il profilo turistico».

E basta passeggiare per le vie che si estendono di fronte al complesso industriale per capire che le potenzialità ci sono tutte. Guardandosi intorno, infatti, sembra di essere nel villaggio operaio di Crespi; invece si è in quello di Fara, la cui realizzazione iniziò nel 1870 con la costruzione, ai margini di piazza Roma, nel dormitorio maschile e in via Ponti del convitto femminile, vicino al quale nel 1898 fu anche realizzata la chiesina di Santa Maria nascente, affidata alle suore di Maria Bambina che seguivano l’oratorio femminile e anche le operaie del linificio; due anni più tardi si diede avvio alla realizzazione delle prime case operaie (i cosiddetti «palàss») in via Longobardica e, in tempi successivi, quelle in via Crespi e via Mozzi, costruite sul modello dei villaggi operai inglesi; in via Crespi, nel 1896, fu anche realizzato l’asilo infantile oggi usato come nido.

Leggi le due pagine dedicate all’argomento su L’Eco di Bergamo del 18 maggio

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