Domenica 29 Dicembre 2013

I sindacati rispondono a Salvini

«Tasse? Non conosce la realtà»

Matteo Salvini alla Berghem Frecc
(Foto by FotoBerg)

Non si è fatta attendere la replica del sindacato alla provocazione che il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, aveva lanciato venerdì sera dal palco della Bèrghem Frecc di Albino, sostenendo che nel 2014 i leghisti saranno impegnati nella raccolta di firme per alcuni referendum, a partire da quello che prevede l’obbligo per i sindacati di pagare le tasse e pubblicare i bilanci.

Non è tenero Luigi Bresciani, leader locale della Cgil: «Trovo singolare che Salvini cominci il suo incarico proprio con una battaglia contro le organizzazioni sindacali. Denota, tra l’altro, una profonda ignoranza della realtà e direi che è parecchio grave».

E poi è ancora più esplicito: «Lo spiego a Salvini, ma soprattutto a quei bergamaschi che si fanno infinocchiare dalle sue battute, che il sindacato le tasse le paga. E anticipo che la Cgil a gennaio presenterà in conferenza stampa il suo bilancio sociale e preciserà i costi dei servizi e del personale e le entrate derivanti dai contributi degli iscritti, dalle prestazioni di servizio e anche dai contributi dello Stato».

Per non lasciare spazio a interpretazioni, intanto, Luigi Bresciani snocciola i 234.332 euro di tasse versate nel 2012 (il bilancio del 2013 non è stato ancora chiuso) dal suo sindacato - quattro le società controllate tra Camera del lavoro, Immobiliare, Servizio fiscale e Ente turismo - e entra nel dettaglio: 25.910 euro per Ires, 129.440 euro di Irap, 41.700 euro per la vecchia Ici e 37.000 euro e rotti destinate a altre tasse.

E sui contributi statali tiene a precisare: «Sono dovuti a servizi che lo Stato non fa e ha appaltato ai Caaf o ai patronati e peraltro si tratta di importi inferiori rispetto ai costi effettivi dei nostri servizi che garantiscono le tariffe più basse della Lombardia e probabilmente d’Italia».

Bresciani liquida infine con una battuta le dichiarazioni del segretario bergamasco del Carroccio, Daniele Belotti, sui lavoratori socialmente utili impiegati negli enti locali e sui dipendenti pubblici troppo protetti dai sindacati. «Consiglierei a Belotti di essere più attento a certi suoi sindaci (leggi vicenda del Comune di Stezzano) che si fanno scippare anche un milione di euro da dipendenti disonesti e senza neppure accorgersene».

E poi ritorna al punto: «Non è il sindacato che assume in modo clientelare e per lavori inesistenti. È la politica. Inviterei tutti i partiti, e su questo punto non solo la Lega, a smettere di parlare solo di regole del mercato del lavoro o di flessibilità. Servono investimenti pubblici per far ripartire l’economia».

«Bisogna occuparsi di questioni serie e non di stupidaggini» è l’appello rivolto a Salvini anche da Ferdinando Piccinini, alla guida della Cisl locale, che poi ritorna sui lavoratori socialmente utili: «Ma di cosa stiamo parlando? - dice Piccinini - . È evidente che nemmeno Belotti conosce la realtà, neanche quella bergamasca. I lavoratori socialmente utili percepiscono l’indennità di mobilità e non hanno nessuna integrazione per l’impiego svolto nei nostri comuni dove spesso ricoprono ruoli delicati e anche di una certa responsabilità. Sarebbe piuttosto il caso di rivedere questa figura prevedendo, per chi si trova in particolari difficoltà, un’integrazione aggiuntiva al reddito».

E chiude sui bilanci trasparenti delle organizzazioni sindacali Marco Tullio Cicerone, segretario provinciale della Uil: «Sono già certificati, concordo sul fatto di depositarli come fanno le altre società. Ovviamente godendo delle stesse opportunità, come quella di poter recuperare il costo dell’Iva».

Mariagrazia Mazzoleni

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