Martedì 18 Ottobre 2011

Il cantiere di via Autostrada
Indagato il direttore dei lavori

C'è un indagato nella vicenda del «muro» di via Autostrada, l'edificio destinato ad offuscare una parte dello skyline di Città Alta. Si tratta di Nino Bertasa, il direttore dei lavori finito nel mirino della magistratura. Il pm Franco Bettini gli contesta la violazione dell'articolo 31 del Dpr 380/2001, quello che riguarda gli «interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali» e in virtù del quale a settembre era scattato il sequestro di uno dei lotti del cantiere per la realizzazione dell'albergo.

In parole povere, per la Procura siamo di fronte a una forma di abuso edilizio perché lo sbancamento e le gettate di cemento armato, scoperti grazie a una foto pubblicata su L'Eco di Bergamo, altro non sarebbero che le fondamenta del futuro hotel, ossia un'opera prevista, sì, nel progetto globale, ma che sarebbe dovuta iniziare solo previa autorizzazione.

Gli inquirenti sono convinti che almeno un'irregolarità sia stata commessa, tesi per il momento confortata dal gip Bianca Maria Bianchi, che ha convalidato il sequestro preventivo eseguito all'epoca dalla polizia locale e - concedendo in pratica una sorta di proroga del provvedimento - ne ha emesso uno nuovo (sempre in via cautelativa), grazie al quale sull'area continuano a vigere i sigilli.

Di tutt'altro avviso sono invece i difensori di Nino Bertasa. Gli avvocati Marco Zambelli e Massimo Giavazzi ribadiscono che sbancamento e gettate di cemento non sono fondamenta, ma un'opera provvisoria realizzata dall'impresa costruttrice (l'immobiliare Bruman's) per facilitare le attività nel cantiere. «Secondo noi – sostengono i legali – non sussiste il reato. Ma anche se dovesse essere riconosciuto, cosa che ci sentiamo di escludere, l'eventuale contravvenzione potrebbe essere estinta con una sanatoria».

Meandri normativi piuttosto tortuosi, dentro ai quali sarà chiamato ad avventurarsi anche il tribunale del riesame. È a questo organo che si sono infatti rivolti i legali di Nino Bertasa per invocare il dissequestro dell'area, e già nell'udienza del 25 ottobre prossimo potrebbe essere presa una decisione intorno ai sigilli.

Leggi di più su L'Eco in edicola martedì 18 ottobre

a.ceresoli

© riproduzione riservata