Venerdì 13 Giugno 2014

Il caso degli «scafisti» dell’A4

I siriani sono in fuga dalla guerra

Siria, il campo profughi di Harmanli

Sono 45 milioni le persone che, nel mondo, sono costrette a emigrare, spesso in fuga dalla guerra, alla ricerca di pace, sicurezza, democrazia, dignità e benessere. Centinaia di loro sbarcano quotidianamente anche sulle coste italiane. Nella nostra provincia sono alcune decine i profughi accolti e ospitati dalla Caritas, mentre altrettante decine sono ospitate nelle sedi della Comunità Ruah.

«Innanzi tutto i profughi non sono una realtà omogenea – spiega don Claudio Visconti, direttore della Caritas diocesana – . Ne possiamo distinguere due tipologie, in base ai luoghi di provenienza e al progetto migratorio che hanno. Da un lato ci sono i siriani, famiglie intere con bambini anche piccoli».

Queste persone lasciano un Paese dilaniato dalla guerra, dove le scuole vengono bombardate e i bambini da due anni non possono frequentarle, dove non si può più vivere, lavorare, crescere sperando in un futuro.

«Si tratta di nuclei – continua don Claudio – che appartengono a un ceto sociale medio-alto: hanno con sé il denaro per pagare taxi, treno, trasporti». Provengono dalla Libia, che hanno raggiunto con viaggi lunghi e pericolosi, e sono sbarcati in Sicilia.

Non hanno intenzione di rimanere in Italia, per questo non vogliono farsi identificare. Il loro obiettivo è raggiungere i Paesi del Nord Europa: Norvegia, Svezia, soprattutto Germania. Il loro è un progetto migratorio preciso. Alcuni restano a Bergamo anche solo per pochi giorni.

«Un secondo gruppo di profughi comprende invece giovanissimi, di età compresa tra i 18 e 20 anni, persone che provengono dall’Etiopia, Eritrea, Mali, Senegal: alcuni sfuggono alle guerre o da situazioni di discriminazione legate a cultura e religione, altri sono alla ricerca di una vita migliore.

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