Giovedì 20 Marzo 2014

Il racconto: Schena mi aggredì

«Non doveva essere lasciato libero»

«Quando ho saputo quello che è successo a Madalina, la ragazza uccisa, è stato come rivivere tutto quello che era capitato a me la scorsa estate. Io sono stata fortunata, perché sono riuscita a scappare, così invece non è stato per lei. Ma la colpa è della giustizia italiana: quell’uomo non doveva essere lasciato libero, libero di farlo ancora. Doveva proprio morire una ragazza per capire che andava fermato?». A parlare è la prima giovane romena, 25 anni, aggredita da Isaia Schena nella sua baracca sul Monte Bue, a Cene.

Accadde il 16 luglio scorso. La ragazza non vuole comparire con il proprio nome. Si prostituiva all’insaputa dei familiari, ma ora ha cambiato vita, deve crescere due bambini e vorrebbe soltanto lasciarsi alle spalle quel terribile pomeriggio d’estate. Accetta comunque di raccontare la sua esperienza, perché serva da monito. Schena l’aveva fatta salire sulla sua auto a Ghisalba, dove lei attendeva i clienti. Insieme erano andati in albergo, ma poi il camionista la convinse a seguirlo a casa sua, promettendole mille euro. Lei accettò, però presto se ne pentì e tentò di scappare. Lui la raggiunse e la aggredì. I giudici di primo grado hanno riconosciuto che fu un «brutale pestaggio». Per quell’episodio il camionista di Cene è stato condannato a tre anni, per lesioni e tentata violenza sessuale, ma l’unica misura cautelare a cui fu sottoposto fu l’obbligo di firma.

Inevitabile un commento sulla morte di Madalina.

«Mi è venuta una grande rabbia: dopo quello che mi aveva fatto non andava lasciato libero, i magistrati non hanno svolto bene il loro compito».

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 20 marzo

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