Martedì 19 Novembre 2013

Indagini sul caso Morosini:

rinvio a giudizio per i medici

Striscione per Morosini

A distanza di oltre un anno e mezzo dalla tragica morte di Piermario Morosini, la procura di Pescara é pronta a chiudere il cerchio delle indagini e chiedere il rinvio a giudizio dei tre medici rimasti indagati dopo la prima fase di inchiesta.

Si tratta del medico del Livorno Calcio Manlio Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini e il responsabile del 118 presente allo stadio Adriatico Vito Molfese. Tra gli indagati per omicidio colposo c’era in un primo tempo anche il primario dell’ospedale di Pescara Leonardo Paloscia, ma successivamente nei suoi confronti la procura ha fatto cadere le accuse.

Il pm Valentina D’Agostino nei prossimi giorni firmerà la richiesta al Gip che dovrà decidere se i 3 medici dovranno

essere processati, ma la decisione di chiedere il procedimento,

come si è appreso lunedì 18 novembre a palazzo di Giustizia, é stata presa.

Intanto il Gip non sarà Maria Michela Di Fine che ha guidato l’incidente probatorio dello scorso aprile: restano quindi come validi i nomi dei suoi colleghi Sarandrea, De Ninis o Sacco. Il bergamasco ed ex atalantino Morosini morì durante la partita di serie B Pescara-Livorno del 14 aprile 2012: l’autopsia accertò che il calciatore lombardo era stato colpito da una cardiomiopatia aritmogena che gli aveva provocato l’arresto cardiaco alla metà del primo tempo della partita. Inutili i soccorsi, il giocatore fu dichiarato morto all’Ospedale di Pescara un’ora e mezzo dopo il collasso in campo.

Le indagini dovevano accertare se nei soccorsi ci fosse stata negligenza da parte dei sanitari, specialmente per il mancato uso del defibrillatore. Ed é appunto sull’uso del macchinario che si sono focalizzate le domande del Gip ai periti chiamati a spiegare i fatti durante l’udienza probatoria. Il pm D’Agostino ha preso la sua decisione dopo aver letto l’elaborato dei periti incaricati dal Gip Di Fine, Vittorio

Fineschi, Francesco Della Corte e Riccardo Cappato: i periti nella loro relazione hanno stabilito che, fatta certa la causa della morte per cardiomiopatia aritmogena non riscontrabile con i normali esami clinici sportivi, i sanitari a titolo diverso tra di loro sarebbero responsabili dell’omesso uso del defibrillatore, il cui uso «avrebbe dato qualche chance in più di sopravvivere» a Morosini.

L’eventuale processo dovrà anche stabilire le responsabilità di tipo legale nell’intervento dei medici intervenuti intorno a Morosini e l’ipotesi di reato è sempre quella di omicidio colposo. Nessun commento per ora da parte dei medici interessati.

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