Lunedì 27 Gennaio 2014

Lui rifugiato politico, lei malata

Dopo il presidio sfratto rimandato

Sfratto, uno striscione in una foto d’archivio
(Foto by Bedolis)

La decisione l’ha presa l’ufficiale giudiziario: lo sfratto è stato rimandato al prossimo 17 marzo. Questo dopo il presidio antisfratto messo in atto lunedì mattina 27 gennaio a Bergamo, nel quartiere della Celadina, dall’Unione Inquilini di Bergamo.

In via Monte Tesauro 7 era in programma lo sfratto di un rifugiato politico e della moglie. L’uomo si chiama Haci: «Parla la lingua curda e in Turchia, dove viveva, fu più volte incarcerato e torturato perché attivista politico del movimento per l’autodeterminazione del popolo curdo. Fuggito dalla Turchia, dopo un lungo peregrinare, giunse nel 1998 in Italia dove ottenne lo status giuridico di rifugiato politico - spiegano i rappresentanti del presidio svoltosi lunedì davanti all’abitazione -. Oggi l’uomo, non più giovane, è disoccupato e invalido civile al 75 %, si è sposato con una donna cinquantenne anch’essa con gravi problemi di salute».

Proprio le precarie condizioni di salute della signora hanno portato l’ufficiale giudiziario a rimandare le operazioni di sfratto. Questo mentre il Comune si adopererà per trovare un nuovo alloggio alla coppia.

« Non essendo più riuscito a pagare l’affitto ha ricevuto un provvedimento di sfratto per morosità - commentano dal presidio -. Haci è in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica ma, come succede sempre più spesso, pur avendo diritto alla casa il Comune non gliel’ha ancora assegnata per la carenza di alloggi liberi. L’Unione Inquilini non può permettere che una persona che ha lottato e sofferto per difendere la libertà del suo popolo venga trattato come un criminale e cacciato dall’alloggio in cui vive con grave rischio per la sua salute». E l’Unione Inquilini aggiunge: «Se il Comune di Bergamo lamenta di non avere alloggi pubblici disponibili appare scandalosa la volontà, come quella espressa dal sindaco Tentorio, di svendere gli alloggi pubblici sfitti, unici strumenti per poter attutire una crisi economica di cui probabilmente ancora non abbiamo visto la faccia più crudele».

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