Moro sfida il Nanga Parbat
Prima invernale a -40 gradi

Questa volta ci sarà anche una scorta armata al campo base del Nanga Parbat.Dopo il drammatico episodio della scorsa estate è una precauzione inevitabile. Ma forse anche un po’ superflua, considerate le temperature polari.

Questa volta ci sarà anche una scorta armata al campo base del Nanga Parbat.Dopo il drammatico episodio della scorsa estate - quando sulle pendici del colosso pakistano undici alpinisti rimasero vittime dell’attentato terroristico portato a termine sul versante Diamir - è una precauzione inevitabile. Ma forse anche un po’ superflua.

Perché in fondo la vera sicurezza per Simone Moro, David Goettler ed Emilio Previtali, partiti nei giorni scorsi alla volta di Islamabad, in Pakistan, per tentare la prima invernale della nona montagna della Terra sulla parete opposta, il famoso versante Rupal, arriverà proprio dalle condizioni estreme dettate dalla stagione.

Tanta neve e una temperatura costantemente compresa tra i meno dieci e i meno quaranta gradi centigradi. Matti da legare? Forse, ma sicuramente grandi sognatori. Soprattutto lui, Simone Moro, lo scalatore bergamasco che all’inizio dello scorso decennio, fedele alla sua linea sempre innovativa, si era messo in testa di rilanciare questo alpinismo da pionieri fino a quel momento appannaggio dei soli colleghi polacchi.

Quale la ragione? Quale la spinta che lo spinge a tentare e ritentare di fronte a ostacoli tanto impegnativi? «Semplicemente - ribadisce l’alpinista - perché questo è il mio sogno, perché l’esplorazione non finisce mai». E allora ecco la dodicesima spedizione invernale e il nuovo obiettivo: Nanga Parbat, uno dei due ottomila, assieme al K2, ancora da salire nella stagione fredda.

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