Lunedì 16 Dicembre 2013

Neve, il turismo va in bianco

Meno prenotazioni, soggiorni brevi

«Il turismo bianco in tempo di crisi si trasforma e cambia pelle. Le Feste di fine anno sono alle porte, ma le prenotazioni scarseggiano. Si preferisce aspettare, magari in attesa di qualche offerta last minute, e si punta su un soggiorno breve, in molti casi brevissimo. Alcune località piacciono agli stranieri, ma l’impressione generale che emerge da un rapido sondaggio tra gli albergatori è che le nostre montagne abbiano più che mai bisogno di ritrovare un’identità». Lo scrive una nota di Confesercenti.

«Serve una strategia complessiva per rilanciarsi e recuperare competitività, anche in vista della grande occasione rappresentata da Expo 2015».

Gianfranco Invernizzi, proprietario dell’hotel Des Alpes di Foppolo, fa il quadro della situazione: «Notiamo un rallentamento nelle prenotazioni, tutti aspettano l’ultimo momento. Rispetto agli anni scorsi ci sono meno richieste e si arriva sempre più a ridosso delle Festività per decidere. In ogni caso si è ridotta la lunghezza dei soggiorni: ormai non si va oltre i tre giorni». A salvare il bilancio, dice Invernizzi, ci pensano gli stranieri. «Per fortuna ci sono loro, perché gli italiani sono in crisi. Abbiamo molti ospiti danesi, svedesi e inglesi. Sono clienti affezionati, ogni anno tornano. Ormai rappresentano il 60% delle presenze a Natale e Capodanno, ma se si considera l’intera stagione invernale si sale all’80%». Secondo Invernizzi, «noi albergatori lavoriamo con spirito di gruppo, ma i sacrifici dei privati non bastano. La concorrenza delle regioni a statuto speciale come il Trentino Alto Adige è troppo forte: lassù gli hotel godono di massicci finanziamenti su cui noi non possiamo di certo contare».

Anche da Piazzatorre arriva un appello a unire finalmente le forze del pubblico e del privato: «Bisognerebbe fare squadra sul serio, senza presunzione – sottolinea Luca Arioli, che con la sua famiglia gestisce l’albergo Piazzatorre da 51 anni - Gli sforzi del singolo non bastano più. Noi bergamaschi abbiamo tanti pregi ma anche tantissimi difetti. Piazzatorre ha bisogno di individuare con precisione la sua vocazione: non abbiamo impianti di risalita importanti e non siamo in una posizione di passaggio. Per cui bisogna dare alla gente un motivo valido per venire da noi. Negli ultimi anni siamo stati fermi, senza decidere quale direzione prendere. Non c’è più tempo da perdere perché resistere è sempre più dura».

Anche al Passo della Presolana i segnali non sono incoraggianti. «Le prenotazioni vanno a rilento - spiega Daniele Vecchio, proprietario dell’hotel Alpino - Purtroppo siamo in linea con il trend degli ultimi anni, in cui stiamo assistendo a una contrazione della domanda e anche alla riduzione della durata dei soggiorni. Anche per Capodanno ci chiedono solo uno o al massimo due pernottamenti».

La crisi pesa, ma secondo Vecchio c’è anche dell’altro: «Sono cambiati i consumi ma anche le abitudini: sulle nostre montagne sale in generale meno gente. Lo dimostra anche il fatto che la pista per bob e slittino resti praticamente vuota, nonostante sia completamente gratuita. Cosa fare? Difficile dirlo. Da anni si parla di migliorare il momento del doposci, ma non so se può bastare. Speriamo che le prenotazioni arrivino come spesso accade all’ultimo momento, di certo finora c’è poco da essere soddisfatti».

«Gli operatori hanno descritto una situazione che si profila critica, le ricette sulla competitività delle imprese bergamasche non sono semplici e richiamano sforzi di tutti, imprese, associazioni di categoria e pubblico.- afferma Giacomo Salvi, direttore Confesercenti Bergamo - In particolare la politica e le amministrazioni devono riconoscere davvero il turismo come leva dello sviluppo locale, le associazioni contribuire alla costituzione di reti d’impresa e, in modo più incisivo, alla definizione della governance e dell’organizzazione del sistema turistico orobico».

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