Mercoledì 15 Gennaio 2014

Omicidio di Paderno d’Adda

I condannati «killer professionisti»

Tiziana Molteni durante il trasferimento dal carcere al tribunale di Lecco

Hanno «dimostrato di essere dei killer professionisti», dotati di una «elevatissima capacità a delinquere». Così il gup del tribunale di Lecco Massimo Mercaldo definisce Tiziana Molteni, 53 anni, di Dolzago, e il cugino Fabio Citterio, 46, di Lurago d’Erba, nelle motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni di reclusione pronunciata lo scorso 10 ottobre - al termine del processo con il rito abbreviato - per l’omicidio dell’operaio padernese Antonio Caroppa, freddato con un colpo di pistola alla gola.

Motivazioni depositate l’altroieri, nelle quali il giudice ripercorre le tappe della vicenda “nera”che si è consumata nel garage dell’abitazione della vittima nel maggio del 2012.

Non ha dubbi, il gup: Tiziana Molteni mente, mente durante gli interrogatori successivi al suo arresto, continuando a contraddirsi. Per Mercaldo, il ruolo della donna sarebbe stato che tutt’altro che marginale . La sua «partecipazione alla spedizione punitiva non è stata marginale nè estemporanea».

Il movente, la presunta spedizione punitiva per vendicare una bambina molestata da Caroppa, risulta al giudice non sta in piedi. Non è credibile insomma, la Molteni «è stata ingaggiata». Pure Citterio viene definito non credibile sulla dinamica di quanto accaduto nel box di Paderno, ossia sulla presunta colluttazione tra Caroppa e la Molteni degenerato nello sparo non voluto che ha ucciso l’operaio. Citterio mente, insomma, si inventa l’aggressione «di sana pianta». Quando all’arma, per il gup, i due volevano usarla «perchè c’era il colpo in canna».

Il giudice entra dunque nel merito del comportamento processuale tenuto dai due imputati, evidenziano che, arrestati in flagranza di reato, «hanno immediatamente iniziato a mentire, calunniando e diffamando gravemente Caroppa che hanno accusato di essere “un pedofilo e un infame”».

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