Zambelli sull’inchiesta delle colonie
Nuova proposta di patteggiamento

Nuova puntata dell’inchiesta sulle colonie estive dei bambini che ha portato nella bufera l’ex funzionario della Cisl di Bergamo, Dario Zambelli. L’ex legale rappresentante dell’agenzia viaggi Borgunitour ha presentato un’altra proposta di patteggiamento della pena.

Zambelli sull’inchiesta delle colonie Nuova proposta di patteggiamento
Dario Zambelli
(Foto di Bergamo Foto)

Nuova puntata dell’inchiesta sulle colonie estive dei bambini che ha portato nella bufera l’ex funzionario della Cisl di Bergamo, Dario Zambelli. L’ex legale rappresentante dell’agenzia viaggi Borgunitour ha presentato un’altra proposta di patteggiamento della pena.

Questo, per uscire definitivamente dal procedimento penale sui presunti appalti truccati per le colonie estive dei bambini. Un’inchiesta, quella della Procura di Milano, che nell’autunno del 2012 lo aveva portato in carcere, accusato di corruzione e turbativa d’asta, assieme a Patrizio Mercadante, ex funzionario dell’assessorato alla Famiglia del Comune di Milano, guidato all’epoca da Mariolina Moioli, politico «di punta» dell’allora Giunta Moratti.

Zambelli, dopo il «no» a un patteggiamento a un anno e sei mesi da parte del gip Alfonsa Ferraro, alla prima udienza del processo con rito immediato, attraverso l’avvocato Roberto Bruni, ha chiesto nuovamente di poter patteggiare la pena. Stavolta, però, per un anno e dieci mesi. Proposta che ha avuto l’ok del pm Tiziana Siciliano. A decidere, il prossimo 15 aprile, sarà il collegio della quarta sezione penale, presieduto dal giudice Oscar Magi.

GIovedì si aprirà il processo a carico di Mercadante, il quale, secondo l’accusa, avrebbe pilotato le gare a favore della società di Zambelli in cambio di presunte tangenti. Mentre si avvicina anche la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex funzionario di Palazzo Marino, per Moioli e altre 12 persone, tutte indagate in un nuovo filone d’indagine, chiuso lo scorso febbraio, sull’utilizzo illecito dei fondi dell’assessorato. Secondo l’accusa, infatti, quei soldi pubblici destinati alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza sarebbero stati usati per spot elettorali a favore dell’allora assessore o finiti nelle casse di alcune associazioni legate alla Compagnia delle Opere.

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