Sabato 22 Settembre 2012

Il latte d'asina diventa gelato
E nasce un consorzio made in Bg

Dopo un'attenta e accurata fase di sperimentazione micro-batteriologica, il latte d'asina è pronto a scendere in campo con il primo consorzio «made in Bergamo». La passione per gli asini e la convinzione di riuscire in questa nuova impresa da parte di Mario Pucci, veterinario di professione e titolare dell'azienda agricola La Stalletta con sede a Molinello, frazione di Albino, nella Valle del Lujo, sta producendo i suoi frutti: entro l'anno, infatti, verrà inaugurato il primo consorzio bergamasco del latte d'asina, che l'azienda agricola di Pucci sta costituendo insieme ad altre realtà bergamasche. Ma le novità non finiscono qui. Accanto al consorzio sta già nascendo il gelato prodotto con il latte d'asina, grazie alla collaborazione con il locale «Bigio» di San Pellegrino Terme.

La produzione di latte d'asina nella Bergamasca «è stata sempre molto limitata, ma il prodotto è ottimo e particolarmente adatto per chi soffre di allergie al latte vaccino e ad intolleranze di vario genere - spiega Mario Pucci -. Per aumentare la produttività e la resa abbiamo creato una rete di aziende agricole che complessivamente coinvolgerà oltre un centinaio di asini: ciò grazie alla collaborazione di alcune aziende di amici e di altre realtà presenti sul territorio».

Il prossimo Consorzio del latte d'asina, infatti, avrà come nucleo fondante – oltre all'azienda agricola La Stalletta di Mario Pucci – anche l'azienda agricola Paganì di Veronica Palazzi con sede a Zambla, la Villoresi della Val Taleggio, la Sant'Antonio di Mario Fucili nella Val Rossa, a cui si aggiungono i due elementi storici del gruppo di amici e appassionati d'asino, ovvero Francantonio Belotti e Gianluigi Cattani, rispettivamente di Camerata Cornello e di Strozza. L'idea di fondo del Consorzio «è quella di poter unire le forze tra noi pochi produttori di latte d'asina nella Bergamasca con l'obiettivo nel breve periodo di aumentare la produzione e di creare uno spaccio di vendita – spiega Pucci –. Tutto questo sarà possibile perché il numero delle asine a disposizione aumenterà e perché i nostri animali sono già messi nelle migliori condizioni per effettuare la lattazione attraverso una gestione attenta, una cura adeguata e, soprattutto, un'ottima alimentazione data dai nostri foraggi e dalle nostre terre».

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 22 settembre

fa.tinaglia

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