Giovedì 27 Febbraio 2014

Che odissea per un’insegna

Sconfitto dalla burocrazia

Nereo Bacci davanti al suo locale

Si parla continuamente di burocrazia che costringe le imprese a muoversi alla« moviola»: piccolo, ma emblematico esempio quello che ha coinvolto il titolare de «La Zuppa di Sigi» Nereo Bacci. Da ormai un anno Bacci ha aperto la sua attività gastronomica in vicolo dei Dottori (all’angolo con piazza Pontida).

Tutto nasce da un’elementare esigenza: connotare con una semplice scritta (zupperia) la porta a vetri d’ingresso del locale.

E qui inizia il bello. «Un mio cliente, vedendo la vetrofania appena apposta - spiega Bacci - mi paventa il timore di incorrere in sanzioni amministrative in caso di assenza di autorizzazione comunale. Mi attivo subito con l’ufficio competente del Comune, portando il rendering della vetrofania. L’addetto lo visiona e mi dice che, trovandosi il locale nel centro storico, è necessaria una domanda di autorizzazione per permettere una valutazione del personale tecnico circa l’ “impatto” visivo dell’insegna».

La procedura autorizzativa, però, «non è proprio semplice - afferma Bacci -: la documentazione prevede una modulistica in 5 copie con: 5 foto dell’ingresso senza vetrofania, 5 dell’ingresso con rendering della vetrofania e 5 dell’ingresso visto più da lontano, per “apprezzare il contesto nella sua globalità”». Non finisce qui.

«Dopo aver compilato la modulistica e allegato le 15 fotografie, occorre presentarsi all’ufficio protocollo, pagare la marca da bollo e presentare la domanda che verrà inviata agli uffici competenti, i quali avranno 60 giorni per dare una risposta e durante i quali dovranno valutare l’impatto visivo della vetrofania sull’architettura del centro storico, potendo magari bocciarla per la tonalità inadatta del colore utilizzato». Quindi, nel caso in cui un commerciante non demorda di fronte a una risposta negativa, si dà il via ad un nuovo iter di autorizzazione, con relativo tempo perso e varie spese - sottolinea Bacci -: così, per praticità, al momento ho deciso di lasciar perdere togliendo la vetrofania».

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