Domenica 23 Marzo 2014

Comi: «Coldiretti, giusta protesta

Si deve tutelare il made in Italy»

Agricoltura in prima linea per l’Expo 2015

«L’agroalimentare, con 130 miliardi di produzione, è economicamente strategico per il nostro Paese e per la stessa Lombardia che è la prima regione agricola d’Italia. È pertanto giusta e sacrosanta la protesta di Coldiretti contro chi danneggia il made in Italy grazie all’utilizzo della pratica scorretta dell’italian sounding, che sottrae 60 miliardi alla crescita del settore. Per non parlare delle agromafie il cui giro di affari è di circa 12 miliardi».

«La strada per combattere l’illegalità e garantire la sicurezza dei prodotti, a tutela della salute, è la piena tracciabilità e la sensibilizzazione del consumatore in modo che abbia tutte le informazioni necessarie sull’origine e la reale qualità dei prodotti. La battaglia che vogliamo continuare in Europa è contro quei Paesi del Nord che si oppongono alla trasparenza. E anche contro i maldestri tentativi di danneggiare il nostro Paese, come quello della Gran Bretagna che vorrebbe imporre etichette ‘a semaforo’ sui beni alimentari venduti nel Regno Unito per attaccare la dieta mediterranea e dunque il made in Italy».

Lo afferma l’europarlamentare di Forza Italia Lara Comi che era presente al convegno «Legalità e responsabilità alimentare: la sfida di Expo per l’agricoltura del futuro» che si è tenuto oggi a Bergamo presso il Palazzo dei Contratti e delle Manifestazioni della Camera di Commercio. «Dal novembre 2011 - spiega Comi - è entrato in vigore un nuovo regolamento Ue sull’etichettatura alimentare che sostituisce una direttiva adottata oltre trent’anni fa, e che è fondamentale per dare piena trasparenza alla filiera e tutelare meglio la qualità dei prodotti. Un provvedimento votato dal Parlamento europeo che va nella giusta direzione della tracciabilità ma che va comunque ampliato. E nella prossima legislatura bisognerà condurre nel merito un’aspra battaglia, a causa delle resistenze in seno al Consiglio per la forte opposizione dei Paesi del Nord, Gran Bretagna in testa».

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