Martedì 14 Gennaio 2014

«Manca un piano industriale serio»

G.Eco, lavoratori in mobilitazione

La G.Eco di Treviglio

«Sono molte e gravi» le ragioni che ad ottobre hanno portato alla proclamazione dello stato d’agitazione alla G.Eco Srl di Treviglio, dopo «l’ennesimo incontro senza adeguate risposte». Oggi le ragioni della protesta per sindacati e lavoratori sono le stesse, nulla è cambiato secondo la Cgil: per questo nella società di servizi per l’igiene ambientale sono in corso assemblee in tutti e quattro i cantieri di Treviglio, Romano di Lombardia, Clusone e Sotto il Monte. Si preannuncia anche un presidio davanti alla sede, accompagnato dal blocco delle ore di lavoro straordinario.

Tornano, dunque, a parlare della gestione della G.Eco Srl i sindacati di categoria Fo-Cgil, Fit-Cisl e UilTrasporti di Bergamo che da mesi, insieme ai lavoratori, attendono risposte dalla direzione della società nata oltre due anni fa dalla fusione di Sabb Treviglio, Linea Servizi Calusco e Setco Clusone. Oggi G.Eco occupa oltre 130 dipendenti impegnati in molti Comuni della provincia.

«Sin dalla costituzione della società era stato sottoscritto un accordo che prevedeva un percorso di riorganizzazione dei quattro cantieri di Treviglio, Romano di Lombardia, Clusone e Sotto il Monte, necessaria per ottimizzare i servizi offerti dalle tre aziende unificate - hanno spiegato Andrea Selogni e Giovanbattista Algeri della Fp-Cgil, Alberto Civera di Fit-Cisl e Giacomo Ricciardi di UilTrasport di Bergamo -.Oggi però assistiamo all’aumento indiscriminato del lavoro straordinario che viene utilizzato per svolgere attività lavorative ordinarie. Il monte ore straordinario è talmente elevato - continuano i sindacalisti - che per essere compensato richiederebbe addirittura l’assunzione di 10-15 lavoratori solo per far fronte all’attività ordinaria. Inoltre, la mancata riorganizzazione ha comportato anche il trasferimento di personale in modo unilaterale da parte dell’azienda, non rispettando quanto previsto nel Contratto nazionale».

A sollevare ulteriori interrogativi c’è il fatto che da più di un anno quattordici Comuni sono entrati a far parte di G.Eco ed hanno affidato direttamente il servizio di igiene ambientale alla Srl: «Oggi, però, la raccolta e lo spazzamento non sono effettuati direttamente da G.Eco come dovrebbe essere, ma da altre aziende del settore. Questo accade perché G.Eco non dispone di organizzazione, automezzi e personale necessari per poter effettuare l’attività in maniera diretta. Ci chiediamo, dunque, che utilità abbiano avuto questi Comuni nell’aderire a G.Eco».

Un anno fa, nel gennaio del 2013, Aprica, tramite gara, aveva acquisito il 40% di G.Eco, pagando oltre tre milioni di euro: «Dove sono finiti questi soldi? - si chiedono i sindacalisti -. Perché non vengono reinvestiti per l’acquisto di quanto serve? Questa operazione ha solo costretto G.Eco al conferimento dei rifiuti all’inceneritore di Brescia invece che al vicino inceneritore di Dalmine con un aggravio dei costi di trasporto e un aumento dell’inquinamento dovuto ai camion compattatori che ogni giorno vanno da Bergamo a Brescia. In più oggi, con le nuove tariffe di smaltimento applicate dai diversi operatori, questo spostamento non è nemmeno più economicamente vantaggioso. Riteniamo che queste contraddizioni gestionali si verifichino perché manca un Piano Industriale serio che per un’azienda di oltre 130 dipendenti è assolutamente necessario».

In queste ore, intanto, è arrivata, a due mesi dalla dichiarazione dello stato di agitazione, una convocazione di incontro da parte della Direzione aziendale di G.Eco a Rsu e organizzazioni sindacali: il confronto è previsto per giovedì 16 gennaio alle 18 nel cantiere di Clusone. In questi giorni sono dunque in corso le assemblee, a cui seguiranno un presidio a Treviglio e il blocco degli straordinari: «Riteniamo che queste drastiche misure siano necessarie per sbloccare la situazione ed avere le necessarie garanzie per il futuro di G.Eco, non solo per i lavoratori ma anche per la qualità dei servizi erogati» concludono i sindacalisti. Le iniziative di protesta, a seguito delle assemblee coi lavoratori, rispetteranno la Legge 146/90 sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

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