Domenica 27 Aprile 2014

Orologi, è guerra sui ricambi

Orologiai contro le grandi case

Continua il momento molto delicato per il mondo degli orologi, in particolare il settore degli artigiani indipendenti. Non c’è solo la crisi e il vertiginoso calo del potere d’acquisto a penalizzarli, ma da anni si assiste a una querelle con le grandi «maison» dell’orologeria svizzera che rifiutano di fornire i pezzi di ricambio originali.

Una «vertenza» molto sentita da rivenditori e titolari di laboratori, in lotta ormai dal 2002 a colpi di carte bollate, senza riuscire a trovare una soluzione al problema che sta mettendo a rischio un’intera categoria, non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei.

Il problema è molto sentito anche in Bergamasca, dove tra orologiai puri, titolari di gioiellerie, oreficerie, orologerie e indotto, sono almeno un migliaio i lavoratori penalizzati da questo blocco. In sostanza le grandi case svizzere e i loro concessionari autorizzati vogliono il monopolio anche delle riparazioni, «senza rendersi conto - spiegano gli operatori - che il cliente a viene fortemente penalizzato. In un primo tempo la motivazione era che alcuni “indipendenti” non avrebbe avuto le giuste competenze, ma ormai la stragrande parte degli operatori sono qualificati e godono della fiducia dei consumatori».

Nei giorni scorsi, negli uffici milanesi del Parlamento Europeo dall’Associazione Orafa Lombarda associata Confcommercio, si è svolta un nuovo incontro per cercare di sbloccare la situazione.

Nel settembre 2013 la Commissione Europea ha comunicato la decisione di chiudere l’istruttoria (senza ancora averla ufficializzata) sulla distribuzione di forniture e ricambi orologieri dando sostanzialmente ragione ai produttori svizzeri contro la Ceahr (Confederazione Europea Orologiai Artigiani Riparatori). La mancanza di coesione e di collaborazione del settore è stata uno degli elementi determinanti che hanno purtroppo portato a questa scelta.

Patrizia Curiale e Danilo Guffanti, consiglieri Confartigianato Orafi Lombardia, ribadendo quanto sia determinante per ogni azione in sede comunitaria il sostegno coeso del maggior numero possibile di operatori, hanno prospettato le due soluzioni ancora possibili, in merito alle quali il Consiglio Ceahr dovrà deliberare al più presto: ritirare il ricorso oppure lasciare che la decisione del settembre 2013 sia ufficializzata, riservandosi di decidere in seguito sull’opportunità e la sostenibilità di un nuovo intervento presso il Tribunale del Lussemburgo, tenendo presente, tuttavia, che in caso di una nuova delibera sfavorevole della Commissione, ci si troverebbe di fronte a una richiesta di rimborso economico per le spese e per lesione di immagine che Ceahr non sarebbe in grado di sostenere.

Per Bergamo era presente alla riunione milanese Marco Recalcati, titolare dell’omonima gioielleria di viale Papa Giovanni: «La situazione continua ad essere molto complessa, nonostante la nostra battaglia duri ormai da 12 anni. Dalla riunione di Milano è emersa l’esigenza di coinvolgere maggiormente i consumatori mettendoli a conoscenza di un problema che mette a rischio sempre più attività e anche per averli vicini circa le prossime azioni che verranno programmate».

All’incontro milanese erano presenti anche le europarlamentari Cristiana Muscardini e Patrizia Toia, che hanno confermato l’impegno italiano su questo tema,in quanto si tratta di problematiche di uno dei settori che sono vitale patrimonio della realtà economica italiana, con i suoi punti di forza nell’imprenditoria artigiana. In Italia le vendite di orologi ammontano attualmente a 6 milioni e 600 mila «pezzi», secondo la stima di Assorologi, e il mercato di ricambi e riparazioni è stimabile tra i 150 e i 250 milioni di euro.

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