Giovedì 06 Febbraio 2014

Val Calepio: l’isola «quasi» felice

Nel 2013 solo 91 occupati in meno

La Val Calepio

Sembra esserci anche in provincia di Bergamo un’isola felice: è la Val Calepio che, stando almeno ai freddi numeri delle statistiche si trova in una situazione meno gravosa rispetto ad altre aree della provincia.

Infatti, se ci limitiamo all’impatto che la crisi economica ha avuto sul versante dell’occupazione, nel periodo 2012-2013 in provincia di Bergamo il saldo negativo fra cessazioni e avviamenti al lavoro è stato di oltre 3 mila unità; nello stesso periodo il Centro per l’Impiego di Grumello ha fatto registrare un risultato negativo di soli 91 movimenti, a conferma di una minor ricaduta occupazionale della crisi che comunque investe anche il territorio della val Cavallina e della val Calepio.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla ricerca condotta dalla CISL di Bergamo per preparare l’incontro con iscritti e delegati di oggi nella sede di Grumello del Monte voluto dalla segreteria di Piccinini per illustrare proposte e idee per lo sviluppo e il rilancio dell’economia provinciale.

“Nei comuni che compongono l’ambito socio assistenziale – si legge nelle note redatte da Samuele Rota dell’Ufficio Studi CISL - risiedono circa 49.000 abitanti con una densità superiore alla media provinciale (oltre 600 abitanti per Km quadrato) e un indice di vecchiaia di gran lunga inferiore a quello bergamasco anche se in tendenziale aumento. Oggi, per cento ragazzi sotto i 14 anni ci sono poco meno di cento anziani sopra i 65 anni di età che secondo le previsioni demografiche aumenteranno del 20% entro il 2021. Gli stranieri sono il 15,3% (contro il 10,5 % della provincia ) e rappresentano ormai una componente strutturale della popolazione residente che proprio grazie a loro si mantiene mediamente più giovane e complementare al tessuto economico lavorativo. Il tasso di occupazione degli stranieri è infatti superiore di 6-7 punti rispetto a quello della provincia di Bergamo che si attesta intorno al 63% della popolazione attiva. Svolgono in prevalenza lavori generici come operaio nelle aziende del distretto industriale, muratore, addetto alla ristorazione e colf e badanti. I lavoratori migranti aderiscono sempre di più al sindacato (oltre 2500 iscritti e una quarantina di delegati) per sostenere i loro diritti e per costruire momenti di interscambio culturale”.

C’è da rimarcare comunque che la tipologia delle assunzioni è mutata a sfavore delle assunzioni a tempo indeterminato che ormai sono solo il 30% del totale dei nuovi ingressi lavorativi.

Gli iscritti al Centro per l’Impiego sono aumentati nell’ultimo anno del 21% portando i flussi da 3.300 del 2012 a 4.000 persone che nel 2013 si pongono alla ricerca del posto di lavoro su circa 50mila dell’intera provincia di Bergamo.

Nello stesso tempo nelle liste provinciali della mobilità a fine 2013 figuravano 8.930 iscritti, per lo più maschi di oltre 50 anni di età, di cui 590 circa (pari al 6,6% del totale) appartenenti all’area di Grumello.

“La ragione dell’aggravarsi della crisi occupazionale- ha detto Giacomo Meloni, che con Francesco Corna ha rappresentato la segreteria di Bergamo all’incontro di oggi a Grumello del Monte - è sicuramente legata al processo di deindustrializzazione in corso da anni che ha coinvolto importanti realtà industriali del territorio, già in difficoltà per la carenza di adeguati sevizi e infrastrutture a reggere i cambiamenti economici.

La risposta a questi snodi è quella di costruire le condizioni per un nuovo sviluppo territoriale che sappia offrire qualificate opportunità di lavoro, mediante una effettiva capacità del sistema produttivo di riposizionamento sui mercati.

Per assumere con coraggio questa sfida e per proporsi come territorio in grado di produrre progetti e sperimentazioni che incentivino nuovi investimenti occorre esprimere un alto livello di condivisione da parte di tutti i soggetti interessati. Serve in proposito una visione e un progetto strategico complessivo da parte degli attori dell’economia bergamasca, superando definitivamente la sterile discussione tra piccola e grande impresa, tra manifattura e servizi.

Vanno individuati- ha concluso Meloni - insieme alla realtà migliore dell’imprenditoria bergamasca i filoni innovativi sui quali concentrare le azioni di sviluppo e rendere più attrattivi investimenti ad alto valore aggiunto.

In definitiva si tratta di rilanciare lo sviluppo e l’occupazione che per la CISL resta il vero indicatore dell’uscita dalla crisi economica e sociale, seguendo le tre direttrici di Lavoro, Turismo e Sociale sulle quali si snoda il progetto del sindacato”.

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