Venerdì 28 Febbraio 2014

È soltanto una questione di sintesi

Il premier Matteo Renzi
(Foto by MAURIZIO BRAMBATTI)

Due giorni di influenza, possono capitare ed è facile stringere una complice alleanza con il divano di casa e il telecomando. Fare zapping da un canale all’altro è solo in apparenza un diversivo: da mattina a sera, per non dire a notte fonda, il mantra «Renzi sì, Renzi no» aleggia più delle televendite.

«Parole, parole, parole, soltanto parole» avrebbe detto Mina: ormai accade anche al Festival, dove i cantanti spesso… chiacchierano, con sottofondo musicale. Sul teleschermo è un alternarsi di politici, politologi e politicanti che insistono sull’emergenza contingente e sull’urgenza delle azioni, senza accorgersi di apparire ai telespettatori come gli orchestrali del Titanic, che continuavano a suonare mentre la nave affondava. Renzi sarà anche un attore degno conterraneo di Benigni e Pieraccioni, ma quantomeno l’ha fatta breve e la sua mano in tasca è parsa quella di uno che sta già cercando le chiavi dell’auto per far ripartire l’Italia. Impietoso in questo senso il contrasto con le decine di interventi di senatori e deputati.

Ognuno, pur nell’importanza del momento, ha detto cose già dette, anzi ridette, cercando la definizione ad effetto per guadagnarsi la citazione sui giornali. Uno schema obbligato che burocratizza un confronto dove ci si attende invece l’immediatezza del dibattito costruttivo. A sottolineare il «troppo fumo e poco arrosto», dopo ogni dichiarazione di voto, arrivava in tv la voce professionale della giornalista parlamentare della Rai. Con quattro parole riassumeva i chilometrici interventi. Una capacità di sintesi degna di… fiducia. Un esempio per la politica, di qualsiasi colore. Perché l’influenza sta diventando polmonite.

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