Morosini, un'autopsia lunga 6 ore
Si ipotizza una malattia genetica

È terminata dopo le 17 di lunedì 16 aprile fa la parte ispettiva dell'autopsia su di Piermario Morosini, dopo oltre sei ore di indagine da parte del medico legale. Il decesso non sarebbe da attribuire né a un infarto, né a un aneurisma: si ipotizza una malattia genetica.

Morosini, un'autopsia lunga 6 ore Si ipotizza una malattia genetica

È terminata dopo le 17 di lunedì 16 aprile fa la parte ispettiva dell'autopsia su di Piermario Morosini, dopo oltre sei ore di indagine da parte del medico legale Cristian D'Ovidio. Un lavoro lungo e complesso, come riferiscono fonti interne all'ospedale di Pescara, che probabilmente impedirà al medico di poter rilasciare dichiarazioni.

Secondo le primissime indiscrezioni, non sarebbero state trovate evidenze macroscopiche che darebbero credito alle due ipotesi, molto diverse tra loro, formulate dopo la morte dello sfortunato centrocampista: ovvero, il decesso di Morosini non sarebbe da attribuire né a un infarto, né a un aneurisma.

Sulle cause della morte di Morosini, l'attenzione dei medici sarebbe concentrata sull'accertamento di difetti cardiaci come alterazioni strutturali dell'organo e su difetti genetici che coinvolgono la conduzione elettrica del cuore.

In particolare, secondo quanto si apprende da fonti mediche interne all'Ospedale di Pescara, per approfondire le ipotesi sul difetto genetico di conduzione elettrica del battito del cuore i medici dovranno effettuare test specifici, comprese analisi del Dna.

L'ipotesi principale è quella che sia insorta una fibrillazione ventricolare del cuore che avrebbe di fatto impedito la normale la funzione di pompa per poi arrivare all' arresto cardiaco. Tale aritmia potrebbe essere stata determinata appunto da un'anomalia di origine genetica.

Tra l'altro, non sfugge all'attenzione dei medici una storia di familiarità per le malattie di cuore: il padre del giocatore sarebbe morto per una malattia cardiaca. Secondo gli esperti sono molte le malattie che riguardano la conduzione cardiaca alcune delle quali legate a difetti genetici (gli esperti le chiamano canalopatie, sindrome del Qt lungo e breve, Wolf Parkinson White, sindrome di Brugada).

I successivi esami del Dna che dovrebbero essere effettuati all'università Cattolica di Roma, potrebbero mettere inoltre in evidenza se l'arresto cardiaco era o non era riattivabile. Non è escluso che le successive indagini si interroghino ancora sulla tempestività dei soccorsi e sull'uso del defibrillatore.

La salma, intanto, sta per essere ricomposta per poter essere riconsegnata ai familiari ed essere portata nella camera ardente a Livorno in serata stessa, come confermato dal dg del Livorno, Giovanni Gardini. Il medico legale Cristian D'Ovidio, intorno alle 10 di lunedì 16 aprile, era entrato a Pescara a colloquio con il pm Valentina D'Agostino per dare il via ufficiale alle pratiche dell'autopsia. L'incontro è durato circa 45 minuti, poi il medico si è diretto all'istituto di medicina legale di Pescara dove è stato dato il via all'esame autoptico.

Insieme al medico legale è stata dal magistrato anche la tossicologa, dottoressa Martello, dell'Università Cattolica di Roma, alla quale il magistrato ha dato incarico di esaminare eventuali anomalie presenti nei valori dello sfortunato centrocampista del Livorno. Con i due medici c'erano anche i dirigenti del Livorno, guidati dal dg Gardini, e il procuratore del ragazzo, Ernesto Randazzo.

Ora il medico legale avrà 60 giorni di tempo per comunicare alla Procura i risultati ufficiali dell'autopsia, mentre la famiglia, rappresentata dal cugino Piergiulio Morosini, ha nominato un perito di parte, la dottoressa Cristina Basso di Padova, in rappresentanza della sorella di Piermario che è disabile. Come ha chiarito la Todeschini nel procedimento entrano solo i familiari, per ora ne restano fuori le società sportive del Livorno e dell'Udinese. Il dg Giovanni Gardini del Livorno ha comunque precisato di essere venuto in tribunale solo per tutelare la famiglia di Morosini e che il Livorno non ha chiesto nulla ai magistrati.

«È un evento triste - ha poi concluso la Todeschini - cerchiamo di capire se questo ragazzo ha avuto qualcosa che proprio l'attività sportiva ha messo in risalto, perchè magari in una persona normale che non fa attività ad alto livello certe problematiche possono non emergere». La Todeschini evidentemente si riferisce anche alle eventuali familiarità del centrocampista del Livorno che ha perso il padre proprio per problemi cardiaci.

Durante gli esami erano presenti anche due esponenti della polizia giudiziaria. La presenza dei due, inviati dalla procura, è per espletare tutte le procedure giudiziarie per il prelievo, in funzione della custodia per l'esame probatorio.

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