Atalanta, la sosta ridia forza
poi però servirà la continuità

Prima la luce, poi il buio. “Come col Toro”, ha detto Colantuono domenica a Roma. Per un pezzo di partita l'Atalanta gioca, crea, costruisce e dilapida. Occasioni che potrebbero essere gol, gol che potrebbero cambiare le partite.

Prima la luce, poi il buio. “Come col Toro”, ha detto Colantuono domenica a Roma. Per un pezzo di partita l'Atalanta gioca, crea, costruisce e dilapida. Occasioni che potrebbero essere gol, gol che potrebbero cambiare le partite. “Se domini e non fai gol?”, si chiedeva sconsolato l'allenatore nerazzurro nel pomeriggio dell'Olimpico. Eppure basterebbe poco, per sorridere.

Prendi i primi 60 minuti col Toro, aggiungi i primi 30 con la Roma, mettici la “cattiveria” e lo stellone del secondo tempo di Cagliari, la baldanza di San Siro, la cocciutaggine col Palermo e oplà l'Atalanta perfetta. Il guaio dell'Atalanta è che il mix è un composto di troppi spezzoni. Dalla Lazio al Cagliari, dal Palermo alla Roma via Torino, con la sola eccezione positiva di San Siro, l'Atalanta discontinua è una costante, l'Atalanta che crolla alla distanza anche.

Che cosa non va? La testa, le gambe, l'autostima? Perché l'Atalanta non riesce a trovare una velocità di crociera, una media virtuosa tra i picchi di rendimento e i crolli? L'impressione è che l'equilibrio da ritrovare sia tecnico, tattico e psicologico. “Il calo nella ripresa? Beh, non potevamo certo giocare due tempi allo stesso livello”, ha risposto Colantuono domenica e in effetti la risposta, vista l'emergenza, non fa una piega. Ma il nodo non detto è la distribuzione delle energie e delle risorse. Tra difendersi e partire aggressivi Colantuono a Roma ha scelto la seconda via: mordo subito e poi provo a gestire. Perciò dentro tutti gli assi: De Luca e Moralez insieme, Schelotto dal 1', Raimondi e Brivio terzini di spinta.

Avanti tutta per non farsi schiacciare. Lo ha fatto anche col Toro, e in entrambi i casi la squadra ha fatto benissimo in avvio, ha sprecato l'impossibile e poi si è persa. Per non aver colpito nel momento migliore, per non aver avuto più energie poi. Ma forse vista l' emergenza andrebbe ribaltato il discorso. Quando deve provare a rimediare in corsa, coi jolly dalla panchina, Colantuono si gira e non li trova. Emblematico l'ingresso di Marilungo, ieri, nel finale all' Olimpico.

A venti minuti dalla fine, con la Roma sul 2-0 e dopo sette mesi di stop. Come a dire: cominciamo a rimetterlo in palla, Guido, ché la partita è andata. Marilungo convalescente al posto di Parra teoricamente sano. Marilungo per De Luca, non Parra per Denis che pure ha giocato finora più di tutti. Se questo è vero, il messaggio sembra chiaro: le alternative per cambiare la partita, anche da un punto di vista tattico, non ci sono o Colantuono non le ritiene tali.

Ma allora perché forzare la mano subito, giocandosi tutti i jolly dall'inizio, specie in attacco con De Luca e Moralez? Mossa brillante e necessaria per aiutare Denis, ma rischiosa e alla distanza non redditizia: perché se osi tutto subito e poi vai sotto, quando devi rimediare che fai? Ciò non significa farsi prendere dal panico. Avere paura ora è il pericolo più grande, e in un certo senso il più ingiustificato. Perché qualsiasi squadra collezioni un infortunato dietro l'altro, qualsiasi squadra vada a Roma con 5 difensori, giochi con lo stesso mediano (Cigarini) 7 partite in 40 giorni e debba costruire cinque-palle gol per infilarne una, è destinata a soffrire. Fa male beccare nove gol in tre partite ma è anche un conto fisiologico da pagare. Per fortuna di Colantuono e dell'Atalanta ora c'è la sosta, mai così provvidenziale.

La speranza (ragionevole) è che ora provveda la sosta a ridare peso, forza e alternative. Col Siena, alla ripresa, sarà necessario, stavolta sì, aggredire fin dall'inizio e se le cose dovessero andare bene poi a Pescara si può tentare il jolly. Serviranno almeno 4 punti nelle prossime due partite e non sembra un missione impossibile, neppure improbabile, basta non farsi prendere dalla frenesia. Poi servirà continuità. Dentro la partita e dentro il campionato.

Simone Pesce

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